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L'economia reale del pensionato

Carissimo presidente,  la ringrazio per aver voluto ascoltare fra le parti sociali anche la voce dei pensionati. La sorprenderò perché vengo asottoporle,  a loro nome,  una proposta di tagli massicci alle pensioni.Possiamo discutere dei particolari, ma in sintesi i pensionati ritengono che sia accettabile un taglio netto, chiaro e visibile alle loro pensioni.  Non l’imbroglio del blocco degli adeguamenti Istat. Diciamo un taglio del 30% , almeno a partire dalle pensioni di 1.500euro. Un po’ di più oltre, meno per le pensioni inferiori,  nulla sotto i 1000 euro.  Siamo abbastanza generosi? Non è una offerta senza contrapartita naturalmente. Adesso le elenco le nostre ragionevoli contropartite.

La prima è che il governo assuma il punto di vista del lavoro come valore e come unico valore reale dell’economia.  Se assumerà questo puntodi vista, ovvio, banale, costituzionale,  ma dimenticato,  alcune conseguenze verranno da sole. E noi pensionati recupereremo presto il 30% che avremo inizialmente sacrificato. Non facciamo ideologia. Pare che si debba rassicurare su questo. Credo significhi soprattutto che non si pretenda  il socialismo o cose  simili. Non lo pretendiamo, purché si realizzino quelle poche cose concrete che chiediamo  Diciamo che è ragionevole, magari opinabile e oggetto di conflitto, ma comunque ragionevole  che Stato o imprese private cerchino di retribuire al minimo il lavoro. Non è assolutamente ragionevole che piuttosto che mettere al lavoro, si preferisca mantenere nell’inattività  retribuita  giovani dotati di intelligenza, competenze ed energia o anche giovani non particolarmente competenti, ma capaci di  cuocere un uovo al tegamino. Non è neanche ragionevole e immagino che produca decrescita  (sennò l’economia degli economisti sarebbe una cavolata) far cuocere l’uovo al tegamino al giovane che potrebbe contribuire a sconfiggere il cancro e dare un ruolo di ricercatore a un tale che più efficacemente potrebbe cuocere l’uovo al tegamino. Non è ragionevole che ci vantiamo di avere un tasso di disoccupazione inferiore alla media europea,  non preoccupandoci dell’assai più vasta platea di cittadini inattivi che hanno smesso di cercare lavoro e di studiare e se ne stanno a casa a farsi angariare dai mariti o nelle sale di videogiochi odi scommesse a spendere il  salario di genitori e nonni. Non è ragionevole che sia sprecata l’intelligenza e l’energia ndei “giovani” anziani, non incentivando la permanenza nel lavoro, magari part-time. Non è ragionevole che oggi non si chiami  al lavoro il  pensionato ozioso  nei giardinetti, verificando cosa possa fare utilmente. Molti pensionati di medio-alta cultura  – le assicuro – assisterebbero volentieri  adolescenti e giovani in spazi di doposcuola. Altri  starebbero bene nelle mense scolastiche o aziendali.  I più giovani e in forma fisica libererebbero volentieri  i tombini delle foglie perprevenire  i prossimi allagamenti o sarebbero  felici di rimboscare le colline prevenendo le prossime frane fatali. Forse lo farebbero gratis. Ma paghiamo loro 200 euro mensili per un lavoro part- time e li faremo esplodere di felicità. Non mi dica che sarebbero soldi sprecati. Significherebbe che l’economia non è una cosa seria. Ci sono erbacce che imbruttiscono  migliaia di siti archeologici  e ci sono toilette sporche o senza sapone che rendono sgradevole il soggiorno dei turisti e la mobilità. Rimediare a questo è banale?  Ma non è assurdo che il paese più bello del mondo non sia il primo paese visitato da turisti? Non è assurdo che questo paese mostri metro insozzate e fatiscenti con ragazzini viziati e superdotati di aggeggi elettronici, in mano, nelle orecchie, forse nel naso, stravaccati, indolenti,  sulle sedie. Non è opportuno mettere al lavoro questi poveri ragazzi  per redimerli dal rimbecillimento? Non è opportuno riportare a scuola i loro genitori per imparare il mestiere dipadre  o di madre? Che significaveramente, presidente, l’espressione “non c’è lavoro”? A noi sembra che ci sia un sacco da fare e lavoro per tutti e che anzi sia urgente cancellare per questo i finti lavori, talvolta anche super-retribuiti. C’è da cancellare metà degli uffici che producono carte e tre quarti dei consigli di amministrazione (forse di più, forse tutti) in cui personale politico, parapolitico e parassita acquisisce reddito a spese  di chilavora.

Se i pensionati si dimostrano disponibili a un contributo massiccio per ripianare il debito e mettere al lavoro gli inattivi, sarà facile per lei chiedere sacrifici analoghi ad altre categorie.  Esistono gli strumenti per combattere l’evasione. Li applichi e intanto lavoriamo insieme a un nuovo senso comune che produrrà anche una nuova giustizia. L’evasione non è cosa meno grave di unarapina a mano armata. La si punisca allo stesso modo.

E si punisca  allo stesso modo la corruzione. E si smettadi oltraggiare la povertà e la bellezza con l’esibizione sciocca di panfili eville che deturpano il paesaggio.

Se tutti saranno chiamati asacrifici analoghi ai nostri, ci saranno risorse per abbattere la tassazionesulle imprese e sul lavoro. Se risulteranno impraticabili i favori, moltiimprenditori saranno costretti a occuparsi di interpretare la domanda, adacquisire le migliori tecnologie e le migliori competenze. Riesce a immaginarele energie liberate dalla nuova consapevolezza che lo studio e il meritosaranno premiati? Diventeremmo quel che sarebbe naturale essere: il paese piùricco del mondo, grazie alle eredità straordinarie ricevute dalla storia cheimmeritevolmente abbiamo alle spalle, noi nani sulle spalle di giganti.

In cambio del nostro piccolosacrificio chiediamo certezze per i nostri figli e nipoti. Che siano aiutati daqualcuno, competente (i raccomandati li pensiamo estinti),  nelle scelte di carriera. Che, quandodisoccupati,  entrino in un compartopubblico che proponga mix di formazione, ri-orientamento e lavoro cosiddettosocialmente utile. Che in tale fase ci siano operatori esperti capaci diindividuare e proporre talenti alle imprese.  Che comunque tutti  ricevano sempre un salario minimo sociale,equilibrato per non indurre alla inattività. Che sia generalizzato il prestitod’onore per lo studio,  per l’avvio diun’attività imprenditoriale,  per metteresu casa e famiglia. 

Infine le propongo di avviare unarivoluzione culturale. E’ tempo di avere il coraggio di pensare l’impensabile. Nonè scontato, anche con le nostre proposte, che la vita degli anziani, sempre più lunga, diventi una vita bella davivere.  A maggior ragione se questeproposte non fossero accolte, restituendo i pensionati alla vita produttiva esociale. Si tratta semplicemente di lavorare al superamento del tabu dellamorte. Un giorno forse capiremo tutti che non ha scopo prolungare con la vecchiaia  una lunga dolorosa agonia. Ha pensato,presidente,  quali incredibili economiesi realizzerebbero  se  tutti i pensionati in un colpo  solo ponessero  fine alle loro  inutili vite e le loropensioni fossero acquisite dallo Stato? Abbatteremmo il debito pubblico edaremmo nuovo .decisivo slancio all’economia. Auspicando, si intende, che nonsi torni ai  vizi  della vecchia economia, quella che ci hainsegnato che il lusso e lo spreco producono domanda, lavoro e sviluppo. 

Pubblicato il 3/12/2011 alle 20.40 nella rubrica diario.

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