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Draquila, oltre la satira: lo stupore di Sabina

L’otto maggio avevo inviato a Pdnetwork un post di commento all’anticipo visto ad Annozero del film di Sabina Guzzanti Draquila. L’Italia che trema. Era un pezzo critico (senza grosso sforzo) verso le dichiarazioni del ministro Bondi che declinava l’invito ad andare a Cannes per “un film di propaganda, Draquila,  che offende la verità e l’intero popolo italiano” * E critico verso il ministro del turismo, Brambilla, che minacciava addirittura azioni legali per lo sfregio che il film infliggeva all’immagine dell’Italia. Era critico però anche (con grosso dispiacere) verso Sabina. Il pezzo presentato ad Annozero era costituito da scene tagliate in fase di montaggio. Francamente quella Guzzanti travestita da Berlusconi fra le rovine dell'Aquila non mi era piaciuta per niente. Appariva grossolanamente militante e alquanto di cattivo gusto, nella  difficile ricerca di equilibrio fra denuncia politica e satira. Ora, visto  il film, quel pezzo si conferma meritevole di essere stato tagliato, pur se continuo a non capire perché Sabina l’abbia proposto a Santoro e perché questi lo abbia trasmesso.**

Detto questo, credo che Sabina, con Draquila,  abbia compiuto il salto dalla satira al documento di denuncia politica, un po’ alla Michael  Moore.

Il film è militante, come c’era da aspettarsi. Non mescola però documenti e parodia,  come era da temere vedendo quel monologo scartato. E’ un documentario. E’ un documentario sull’uso politico della tragedia dell’Aquila. La satira è praticamente assente. Il punto di vista è  esplicito, cosa che trovo mille volte preferibile alla pseudo neutralità (dei Vespa o dei Minzolini, per capirci). Draquila si apre con un Berlusconi che attraversa un calo di popolarità e che è salvato dal terremoto, come se “Dio gli tendesse ancora una volta una mano”. In tal senso è un’apologia del talento immaginifico di un uomo mediocre (e non mi appare una contraddizione).

Draquila ripercorre e ri-organizza la storia del dopoterremoto, fino alla dispersione della popolazione fra tende e alberghi della costa e alla edificazione della new town, aprendo anche  il velo su scenari che non immaginavamo. Così per esempio sulla militarizzazione delle tendopoli: impossibile entrare e uscire senza regolare permesso, vietato consumare (lo sapevamo?), non solo alcolici, ma anche caffè e coca cola perché eccitanti. Vietato manifestare dissenso. Perchè? "Perché lo dico io" risponde un funzionario di polizia. Stringe il cuore l'escursione notturna di Sabina con il sindaco Cialente in un deserto di macerie. ***Però è un sentimento di Sabina che mi interessa sottolineare: lo stupore, sbigottito e muto della Guzzanti in due interviste all’Italia berlusconiana. A Sabina che argomenta sulle  registrazioni  che proverebbero il disordine sessuale del premier, un’anziana signora tranquillamente replica:  “Va bene, gli piacciono le donne. E  che c’è? Deve essere frocio?” Un signore invece si dice convinto che tutto ciò che appare registrato e fotografato è frutto di fotomontaggio e di manipolazioni pagate dagli oppositori del leader. "Credo quia absurdum" diceva Tertulliano. In quel momento in sala l’altra Italia resta sbigottita e senza parole come Sabina. Non diversamente da come resta sbigottito, oltre che  incredulo,  un onesto ateo di fronte ai ricorrenti racconti di madonne che piangono.

Lo scorso 2  giugno, a  Bruxelles,  il film è stato proiettato ai parlamentari europei che gli hanno tributato una standing ovation e commenti assai positivi.  Si fa così giustizia, se ce ne era bisogno, delle censure di Bondi e Brambilla e si dimostra che solo l’arte e la denuncia degli artisti, dei registi e degli scrittori italiani consente a questo nostro Paese di avere ancora credibilità nel mondo civile. Esattamente il contrario di quello che pensano (o fingono di pensare) Berlusconi & Co.

 


* "Una strana concezione della libertà" quella di Bondi, secondo Jack Lang, già ministro della cultura con Mitterand, emissario speciale di Sarkozy per la politica internazionale. Ai ministri Bondi e Brambilla mi riservo di offrire un consiglio nel prossimo post.

** "Un monologo finto-comico, per nulla avvincente"  definisce il pezzo Liberazione.it. dell'8 maggio. Probabilmente la Guzzanti era ancora indecisa fra la dimensione satirica e quella documentaria. Positivo comunque è che la sinistra non faccia sconti agli artisti "impegnati". Qualche volta li fa (verso Crozza di Ballarò, ad esempio, che raramente mi entusiasma), mentre bisognerebbe evitare di dover un giorno ripetere il grido liberatorio di Fantozzi: "La corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!" 

***Con la new town c'è "la costruzione di una città fatta solo di periferie. Il resto sono solo macerie". Così Pier Luigi Cervellati, L'illusione new town, l'8 aprile 2010 su Eddyburg, rivista online.




Pubblicato il 4/6/2010 alle 10.58 nella rubrica diario.

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