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Archeologia della bellezza
post pubblicato in diario, il 31 agosto 2011

Il viaggio da Ostia alla farmacia del Vaticano comincia male. Uscito di casa, sono testimone   di un conflitto fra riciclatori presso il cassonetto  delle immondizie.  Ostia è piena di persone,  immigrati mi sembrano tutti,   che vivono grazie ai nostri rifiuti. Non ho  idea dove conferiscano quel che trovano frugando fra i bidoni e se abbiano una organizzazione.  Riconosco lui perché è il meno giovane e quello con l’aria più professionale, compiaciuta. Normalmente usa una maglia per non sporcarsi infilando tronco e  testa dentro il bidone, con le gambe per aria e senza smettere di fumare.Adesso,inveisce, dopo averla inseguita,  contro una “collega” munita di carrello e grosso cartone da imballaggio. Forse è un ”caporale”, forse si tratta di invasione di campo.  Andiamo avanti. Deve essere normale. I vigili, inflessibili contro le auto che sostano fuori dagli spazi assegnati, non hanno nulla da dire.

Il trenino che in questo giorno di fine agosto porta a una Roma senza   romani è poco affollato. Il trenino è lurido come sempre. Ho  vicino una famiglia: una madre con tre bambini fra i quattro e i sette anni.  E’ una famiglia con i segni  distintivi della povertà di questo tempo, con un po’ di euro in tasca .  La madre è obesa, con piercing al naso e tatuaggi vari. Soddisfatta, rimpinza i due figli minori  di merendine che scarta continuamente. . Il più piccolo sembra star bene, sdraiato con le scarpe contro la parete e la mamma è molto contenta del suo benessere.  La bambina è quella che somiglia più alla madre, per obesità.  Il maggiore ha l’aspetto più sano, rifiuta merendine perché troppo occupato con svariate telefonate e operazioni varie al cellulare per le quali gli chiederei una consulenza.

Nella scala mobile della stazione metro scorgo una figura che dovrebbe essere elegante e avvenente:  una modella, chiaramente.  Sono alla ricerca di un segno di bellezza in una giornata di unto e bruttezza. Ma  non è neanche  lì, in quella figura insipida,inespressiva  nella sua presunta  perfezione.

Sulla strada che conduce alla città del Vaticano ci sono quasi solo turisti, affannati e accaldati con le bottiglie di plastica in mano, dietro guide con le bandierine sollevate.  Poverini, devono visitare San Pietro per poter raccontare di esserci stati. Una guida ammonisce un’altra guida che si avvicina a un gruppo in formazione. “Sono miei” grida.  E i gruppi marciano, scansando mendicanti che esibiscono mutilazioni, loro strumenti di reddito nel paese  settimo o ottavo nel mondo per  Prodotto interno  lordo.

Poi nella sala di aspetto della città del Vaticano, fra impiegati molto “romani” nella confidenza eccessiva con i visitatori in attesa di visto, un’altra apparizione.  Ha un’età indecifrabile, sopra gli ottanta  comunque. Magra della magrezza prescritta,  con abiti leggeri di alto costo. Ma il viso è un incubo. E’ uno di quei  dieci o venti visi che si replicano nelle donne che si sottopongono a chirurgia facciale perché dieci o venti,  non più,  debbono essere i  modelli, i calchi, cui si ispirano i chirurghi estetici. Il volto  è teso  e levigato come il marmo, le labbra gonfie sono le solite labbra gonfie,  il naso sottilissimo preannuncia la scarnificazione della morte. 

Che strano aver compassione per la ricchezza. Non fosse stata assillata dalle seduzioni delle offerte che si rivolgono alle persone ricche, questa povera donna non si sarebbe ridotta così.  

Va bene, dura poco. Si torna a casa. Rifletto e metto ordine ai pensieri. Gli amici esperti di psicologia e costruttivismo  mi spiegherebbero  che oggi c’era una mia predisposizione a scorgere il brutto. Gli statistici mi direbbero che è normale,  essendo i “normali” in vacanza,  che la bruttezza anormale occupasse la scena.  A me viene da pensare di aver  incontrato l’orrore prodotto  dalla invenzione della ricchezza e della povertà:  bruttezze radicali e diverse, da eccesso e da carenza di proteine, da eccesso e da  carenza di informazione, etc.  Ma lasciamo perdere. Fra poco godrò della solitudine nella mia sedia sdraio preferita, nel mio terrazzo. Poi mi dedicherò a cose serie: la politica, il circolo on line.

Quasi a casa, sul marciapiede,  l’evento.    Non è a prima volta che la trovo lì, rannicchiata per terra. E’  snella e minuta. Fra i quindici e i diciotto anni, direi.Veste gonna e camicia anonime, chiare. Sa che non le darò l’elemosina. Non la do’ mai.  Non ha arti deformi da esibire. Non ha un cartone  stropicciato con su scritta una storia patetica. Non supplica, non parla. Ha solo un bicchiere di carta, vuoto,  per raccogliere monete che non ho mai visto donarle. Stavolta la guardo un po’ più e un po’ meglio. E lei, sempre così immobile e quieta,  ha un gesto minimo, appena accennato. Un gesto come per  aggiustare in qualche modo  il colletto della camicia. Riesce a farmi sentire come un colpo al cuore, simile a quello delle cotte giovanili.  Come, ricevendo un sorriso inaspettato da una sconosciuta.  Sono misteriosamente certo che non guarda la TV e non sa nulla di Berlusconi.  

Devo saper  darne testimonianza  per  il futuro, quando i nipoti cercheranno la  bellezza che il tempo avrà finito  di spazzar via, con le armi apocalittiche della  ricchezza e della  miseria.

 


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permalink | inviato da salvatore1 il 31/8/2011 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
L'estetica invece della politica
post pubblicato in diario, il 26 agosto 2011

All’inizio erano due estetiche, opposte e insieme alleate per stringere il paese in una tenaglia.  Quella berlusconiana dell’avvenenza e  della gioventù con le ragazze in tubino nero, “anche laureate con il massimo dei voti”  (Carfagna, Pascale, Minetti, etc., etc.).Opposta, alleata e concorrente era quella popolare di Bossi, maschio, sudato in canottiera.

Poi la crisi del berlusconismo e l’archiviazione della Minetti, del tubino nero e delle “feste eleganti".  Il Pdl, per le divisioniinterne e nel  tentativo di appeasement con l’opposizione, mette  la sordina anche al proprio linguaggio e mezza  museruola al ghigno di Cicchitto e della sua versione  femminile, l’acidissima  Santanché.

 La  Lega invece,  stretta fra la necessità di dividere le proprie responsabilità da quelle di Berlusconi  e la paura di nuove elezioni, non riesce a trovare la “quadra”. Balbetta qualcosa.  Sentito fallito il federalismo ri-minaccia  la secessione.  Alla fine sceglie l’estetica e abbandona la politica.   

Sceglie l’estetica  della  comunicazione,  verbale e non verbale.  Credo sia un Iapsus  di Bossi il suo inveire contro i 102 anni della Montalcini, obiettivamente più giovane e in salute di lui. Oppure conta sulla pietas  e la buona creanza da prima Repubblica dell’opposizione dalla quale anch’io fatico a dissociarmi. 

Poi nella Lega si dividono i compiti. A Bossi  l’estetica della comunicazione non verbale. A Calderoli e altri quella  verbale. Nella palese carenza di fantasia, il capo rispolvera la  canottiera “popolana”  esibita per un giorno intero, in mezzo agli amici “borghesi”,  evidentemente posando come una modella  in quegli abiti che non si portano mai. Può bastare questo ai padani delusi?

A Montezemolo che si candida alla politica, minacciando i voti residui della Lega, l’elegante ministro della Repubblica, Roberto Calderoli, rivolge un raffinato discorso politico: “Finalmente sono arrivati i Montezemolo, quelle scoreggie d'umanità che non hanno mai lavorato in vita loro.”

Gli ultimi esempi in questa odorosa settimana politica (?) sono più spregiudicati. Intenzionalmente (ma non ne sono sicuro),  si fa sfoggio di confusione fra arbitrio e governo. Però forse davvero i leghisti non distinguono le due cose.

Il senatore della Repubblica, tale leghista Piergiorgio Stiffoni, così “avverte”   Famiglia Cristiana che ha osato criticare il governo: “Un'altra volta che il giornale dei Paolini rigioca sporco, allora penseremo sul serio a tassare i patrimoni, in primis quelli ecclesiastici così il giorno dopo la redazione di Famiglia Cristiana deve portare scrivanie e computer in mezzo alla strada”. L’opposizione che, a ragione o a torto, ha una pessima opinione dell’intelligenza degli italiani,  non osa replicare all’intimidazione “mafiosa”.

Né replica, mi pare, all’incredibile ministro Calderoli quando, contro i giocatori che osano discutere di contratto e di contributo di solidarietà agita lo spettro di  un emendamento che raddoppi per gli amati/odiati professionisti del pallone il contributo discusso.  Come i gangster  dei filmetti che minacciano di cavare il secondo occhio.  Qualcuno, sommessamente rimpiange Pomicino. Ma forse sta per tornare la politica. E una nuova estetica. 


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permalink | inviato da salvatore1 il 26/8/2011 alle 14:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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