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Alleluia, ma chi ha vinto?
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2011

Dopo un pomeriggio e una serata davanti alla TV. E' una sensazione strana. La festa nelle piazze e sul web. Ma anche in me una sensazione come di lutto. La perdita di un avversario ingombrante, che riempiva troppa parte della mente. Faccio qualche intervento su fb. Ne faccio uno sulla pagina del mio concittadino Fabio Granata, finiano radicale e borselliniano. E' una pagina  piena di commenti trionfanti e insultanti. Il mio intervento pare troppo moderato a un futurista: Lui obietta che la stagione berlusconiana non è conclusa e che bisognerà fare i conti con l'inquinamento provocato da Berlusconi nella società italiana. Beh, lo penso anch'io. E mi chiedo: "ma cosa diavolo mi differenzia (ci differenzia) dai finiani (dagli ex neofascisti)?" Forse un po' di moderazione in più. Io per esempio mi preoccupo di non fare sentire perdenti le casalinghe e i pensionati che tifavano per lui perché "è ricco di suo", "gli piacciono le donne, embè?", "sono tutti invidiosi", "fa una bella televisione", "ha fatto vincere scudetti e coppe dei campioni al Milan", etc. Non si possono agitare bandiere di vincitori in faccia a chi si sente sconfitto. Non si  può sottrarre bruscamente un mito, per sottrarsi alla fatica di  aiutare a fare a meno dei miti. Altrimenti c'è il rischio di un terzo uomo della Provvidenza e non so se l'Italia sopravviverebbe al terzo.  Bisognerà spiegare pazientemente alla casalinga e al pensionato che oggi hanno vinto anche loro.

C'è la gioia certo. E c'è la ricerca dei meriti. Penso a Napolitano, il terzo consecutivo grande presidente cui è toccato di tenere a bada il mostro populista e di tenere un po' unito il paese. Penso a Fini, al coraggio di una svolta e di un tuffo nel buio e agli ignoti  pedagoghi che lo convertirono alla democrazia (la nuova moglie, il Presidente Napolitano?). Penso poi  alle vittorie di  Milano e di Napoli e alla scoperta che la mitezza radicale (Pisapia)  e l'energia scompaginante (De Magistris) potevano sfondare a destra perché è  vero che non sempre ci si muove prudentemente da destra a sinistra chiedendo il permesso al centro. E poi la vitalità dei giovani (di una parte dei giovani, quella non istupidita dal tifo, dai videogiochi e dalla disperazione) nei referendum e nelle battaglie per la scuola. Gli arrampicatori sui tetti.  Le lotte operaie. Il grande movimento femminile di "Se non ora quando", in nome di una identità di genere offesa. Libertà e giustizia. Gli indignati. 

Adesso non c'è lui. La politica fa fare il lavoro duro ai tecnici. Sarà difficile obiettare qualcosa al papa straniero, magari in nome della equità che ci è ancora cara. Anzi bisognerà essere contenti di non poter obiettare perché le obiezioni contrapposte farebbero naufragare  il vascello comune. Molti dubbi e molte ansie quindi. Però stasera ho sentito la solita furente Santanché aggredire un giornalista con questo geniale argomento: "Come fa a essere contento? Lo sa che la nomina di Monti ci costerà 25.000 euro al mese?" Insomma, domani mi sveglierò e saprò che man mano svaniranno tutti quelli della corte dei miracoli: Santanché, appunto, Gelmini, La Russa, Cicchitto, Gasparri. Già l'Italia mi appare più bella.     

Tremonti, Marchionne, i minatori imprigionati e il magnate generoso
post pubblicato in diario, il 29 agosto 2010
Mi ispiro, con angoscia claustrofobica, al supplizio che stanno subendo i coraggiosi minatori di San Jose in Cile, intrappolati sottoterra in attesa di una liberazione che arriverà (se arriverà) fra 3/4 mesi. E cerco di ragionare sulle speculazioni dei "filantropi" che l'evento mediatico sollecita. "Speculo" anch'io: su quelle speculazioni e su altro, nella convinzione di una diffusa complicità, in cui mi sento coinvolto, che si estende fino a noi, piccoli consumatori dell'oro delle miniere cilene, in un sistema sociale inaccettabile.
continua
Salomone, Napolitano, il PD ed il figlio conteso
post pubblicato in diario, il 12 marzo 2010
La riflessione storica e l'intelligenza implicita in un episodio biblico possono aiutarci a capire la crisi drammatica di questi giorni e le ragioni di protagonisti schiacciati di fronte ad alternative laceranti. Tale riflessione può consegnarci un Napolitano forse più responsabile che timido ed insegnarci una moderazione non necessariamente disgiunta dal "radicalismo" delle nostre prospettive.
continua
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