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Ortografia, sintassi e democrazia
post pubblicato in diario, il 17 luglio 2012

Una volta nel linguaggio scritto erano considerate inaccettabili imperfezioni, errori ortografici, sgrammaticature, cose del tutto accettate nel linguaggio parlato. Questo inibiva i meno colti nell’uso della scrittura. Diciamo che era un limite all’espressione del pensiero e alla democrazia. Mi pare che tali timidezze siano superate. Oggi l’ortografia dei messaggi murali somiglia assolutamente a quella delle lettere di una volta alla fidanzatina di campagna o agli sms. Ho letto sui muri di Ostia un manifesto e un titolo che solo per un attimo mi ha procurato un soprassalto. Poi ho fatto spallucce. Il manifesto era intitolato PRESIDIO DI MANIFESTAZIONE DI DISSENZO. Il presidio era minacciato per lo scorso 11 luglio davanti a Montecitorio da una sedicente legaitalica Ho scoperto vivendo da poco nel territorio romano quanto normalmente la Z prenda il posto della S. Non molto tempo fa scoprii l’insegna di un negozio che impavidamente pubblicizzava BORZE. Poiché non sono un purista e poiché voglio essere un democratico, ho polemizzato un tantino con mia moglie che continuava ad arricciare il naso davanti al manifesto. Al di là della Z il problema era invece a mio avviso nel testo. Era una violentissima quanto assolutamente vaga invettiva contro il governo delle tre banche (non chiedetemi quali siano), contro le tasse ingiuste (senza dettaglio alcuno) e contro l’immancabile Equitalia che pare avere preso il posto degli immigrati. Mi venga un colpo ma, mentre capivo benissimo che dissenzo significa dissenso, nulla ho capito della proposta politica. Non era comprensibile per l’incerta sintassi o viceversa la carenza di proposta partoriva quella sintassi? Certo la grafica e i colori, decisi non so come, non aiutavano. L’indomani in ospedale mia moglie ed io sentiamo gli stessi suoni ma è come se sentissimo sintassi e toni diversi. C’è un giovane medico, forse uno specializzando, che così si rivolge in corridoio a un paziente, indicandogli, col braccio, una direzione: “mi segue…”. Mia moglie mi sussurra: ”anche i medici…”. Io faccio il finto tonto perché non sono sicuro di aver ascoltato quello che lei ha inteso. E lei, paziente, chiarisce: ha detto “mi segue”; come è possibile che un medico non sappia che avrebbe dovuto usare l’imperativo e dire “mi segua”? Mia moglie non è particolarmente cattiva ma io evidentemente sono un buonista, un avvocato del diavolo che troverebbe attenuanti al peggiore assassino. Infatti dico: forse c’era un punto interrogativo, forse ha chiesto “mi segue?” Non è che non sapeva usare l’imperativo, non voleva usarlo per una forma di cortesia. Come se avesse detto: le dispiace seguirmi? Oppure usava una forma inusuale di indicativo, descrittivo, come se descrivesse il futuro prossimo: io vado avanti e lei mi segue. Non sta comandando niente, sta descrivendo quello che sta per succedere, con lui avanti e il paziente dietro. Poi, a casa, mi chiedo, quando e quanto ci serva il purismo. La difesa delle regole e della legalità è in qualche rapporto con il purismo e l’intransigenza ortografica o con la sintassi? Possiamo liberalizzare ortografia e sintassi in nome della democrazia e insieme insegnare ai cittadini, analfabeti di ritorno, la sintassi appropriata e soprattutto il suo scopo? E dove dovremmo farlo, nelle inesistenti istituzioni di educazione degli adulti? E, riguardo il medico, ci servirà trovare scuse a attenuanti per capire le ragioni dello scempio dell’ultimo ventennio e non perdere contatto con gli italiani innamorati di quello scempio? O forse la “comprensione” inevitabilmente raffredda la nostra rabbia e la nostra reazione?

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permalink | inviato da salvatore1 il 17/7/2012 alle 20:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Rapporto sul pianeta Terra
post pubblicato in diario, il 18 marzo 2011

Capo Provvisorio,  la mia missione è finita. Ho trascorso due giorni nel pianeta Terra. Nel primo ho guardato e ascoltato un po’ qua, un po’ là. Nel secondo mi sono concentrato sull’Italia, una penisola  immersa nel Mediterraneo  che ho scelto perché mi è sembrata rappresentativa di tutta la Terra.

Il riassunto che ti faccio è in una parola sola: spreco.

Lo spreco delle donne. Sulla Terra hanno una strampalata organizzazione sociale. All’inizio si comportavano più sensatamente. Le donne,essendo meno dotate di muscoli, erano esentate dalla caccia. Si occupavano dei piccoli che difendevano e nutrivano,  in grotte e capanne. Ma oggi anche sulla Terra non servono più i muscoli. Gli uomini non se ne sono accorti, mi pare, e continuano a relegare le donne nei compiti meno importanti. Ne sprecano l’intelligenza e la voglia di fare che oggi, dopo secoli  di lotte, le donne hanno sviluppato.  In Italia, Capo Provvisorio,  quasi la metà delle donne lavorano solo in famiglia, come nella preistoria. Quando poi lavorano fuori casa sommano un lavoro all’altro. Non ho capito bene perché subiscano questo dagli uomini dicui continuano ad innamorarsi. Forse in questo non sono molto intelligenti.

Lo spreco dei giovani. Benché abbiano sterminati bisogni insoddisfatti,  gli umani non fanno lavorare i giovani.  Molti giovani passano il tempo  studiando cose  per  le quali non hanno nessuno interesse. Entrano annoiati e tristi a scuola e sono contenti solo quando ne escono: così naturalmente non riescono ad imparare nulla. Certo, è strano: fanno studiare loro cose che poi non useranno né nel lavoro né nella vita. Non so spiegarlo, Capo  Provvisorio, ma tanti studiano ragioneria e poi fanno gli operatori ecologici o i vigili urbani; altri studiano ingegneria e poi lavorano nei call center.  Dicono che i giovani  acquisiscono comunque una “cultura generale”.Io non me ne sono accorto. Credo che con la “cultura generale”cerchino di giustificare l’anarchia e l’incapacità di  elaborare progetti  educativi sensati. Perché non insegnano direttamente questa “cultura generale” invece che sperare che venga acquisita inconsapevolmente studiando ingegneria o ragioneria? Potrebbero insegnare ai giovani come il corpo si deteriori nei riti alcolici degli happy  hour o delle discoteche in cui fingono di divertirsi  o potrebbero insegnare come funziona lo Stato.   I figli dei ricchi frequentano  scuole private che costano tanto  per essere autorizzati a non studiare. E’ una cosa strana: prendono così più facilmente, senza sforzo, un pezzo di carta che  si chiama diploma, che sembra sia apprezzato anche se non significa niente.In ogni caso i ricchi sono quasi sempre figli di ricchi, soprattutto in Italia. Non hanno bisogno di essere competenti e utili al prossimo per essere ricchi.  

Lo spreco degli anziani. Gli umani lavorano solo per un terzo della vita: cominciano a lavorare tardi e finiscono presto, qualche volta non fanno in tempo ad imparare davvero un mestiere che vanno in pensione. Gli anziani passano giornate interminabili davanti alla TV o giocando a carte e rimpiangendo la giovinezza. A volte possiedono mestieri e saperi che scompariranno con la loro morte: li insegnerebbero anche gratis o in cambio di un abbonamento al teatro  o di un sorriso se qualcuno li volesse imparare.   Adesso in Italia molti sono terrorizzati perché il governo vuole che il malato vicino alla fine possa essere imprigionato  in un letto fra tubi che gli entrano in gola e nel naso ed essere  alimentato. Dicono che non è giusto che muoia quando voglia: deve prima soffrire.  Forse succede solo in Italia perché il governo dice che così vuole un Grande Capo Non Provvisorio che sta in cielo. Non so come il governo faccia a sapere cosa voglia il Grande Capo Non Provvisorio,  vista la limitatezza delle loro tecnologie di comunicazione.

Lo spreco della vita e del pianeta. Il problema principale secondo i terrestri  è  la mancanza di lavoro. Esattamente il contrario che da noi. Noi ci lamentiamo se dobbiamo ancora lavorare cinque minuti ogni tanto. Lì è il contrario, quando si entra nell’età lavorativa, tutti si danno da fare,  imprecano, si fanno raccomandare per trovare un posto. Perché non lavorando non potrebbero nutrirsi né far nulla. La disperazione di chi non trova lavoro diventa spettacolo televisivo. Ho visto una trasmissione, “Il contratto”, in cui i capi dell’azienda scelgono il più bravo fra alcuni concorrenti. Quello conquista un lavoro “ a tempo indeterminato”  che è una cosa rara e  bellissima per gli umani. Chi vince piange di felicità. Chi perde piange per la disperazione.  Gli spettatori si appassionano e pare che così le aziende facciano pubblicità e che questo crei nuovo lavoro. Si inventano lavori strani: continuano a fare gonne e pantaloni che buttano via appena indossati;  così dicono che si crea altro lavoro. Fanno case per chi ne ha già sette o otto e che non abiterà mai. Più riempiono la terra di  rifiuti più dicono che aumenta il Prodotto Interno Lordo, cioè la ricchezza e quindi –dicono – lo sviluppo e l’occupazione. Hanno inventato centrali nucleari per avere più energia e produrre oggetti che diventeranno immondizia. Ogni tanto qualcuna si guasta. Muoiono migliaia di uomini e forse un giorno moriranno tutti. Ma loro dicono che questo è il prezzo da pagare per la civiltà. Qualcuno dice anche che questi disastri – guerre, terremoti, fusioni del nucleo nelle centrali nucleari -  fanno crescere il PIL perché stimolano la produzione. Per la verità, dopo un terremoto in una città dell’Italia, so che alcuni che pensavano di poter  ricostruire le case abbattute ridevano contenti. Gli umani si sono indignati. Non capisco perché. E’ normale che qualcuno rida in un sistema in cui la fortuna degli uni dipende dalle disgrazie degli altri. Anche quelli che seppelliscono i morti sono contenti  quando c’è una catastrofe.Eppure nel tempo alcuni uomini saggi avevano capito qualcosa.Duemilacinquecento anni fa  in un posto che si chiamava Atene avevano capito la democrazia e avevano inventato l’ostracismo affinché nessun uomo fosse troppo importante e i capi fossero provvisori come da noi. Ora invece in tutta la terra i capi possono essere  capi per sempre o per  venti , trenta, quaranta anni e quando si cerca di sostituirli resistono fino a provocare stragi. Gli umani avevano inventato un’organizzazione sociale razionale che somiglia molto alla nostra. La chiamavano socialismo. Ma  hanno guastato anche quella. Ora l’hanno buttata via e non se ne può neanche parlare. Perché gli uomini spesso buttano via il bambino con l’acqua sporca.

Capo Provvisorio, per me sono semplicemente pazzi, tutti pazzi. Tu fra poco lascerai la tua carica. Sono contento per te. Chiederò  al tuo successore che non mi faccia tornare laggiù.


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permalink | inviato da salvatore1 il 18/3/2011 alle 20:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Dieci risposte alle dieci domande di Open Democracy alla sinistra italiana
post pubblicato in diario, il 16 febbraio 2010
Open Democracy, ha rivolto alla sinistra italiana 10 domande, a conclusione della conferenza tenuta a Birmingham sul tema "Berlusconi e oltre: prospettive per l'Italia". Può essere un esercizio utile per ogni militante provare a rispondere. Rossodemocratico ci ha provato. Proviamoci tutti allora, insieme ai nostri dirigenti.
continua
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