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2111. Memorie dell'Italia dei radical chic
post pubblicato in diario, il 24 febbraio 2011
Fate conto si tratti del resoconto di un incubo notturno.Voglio dire della paura del nuovo senso comune barbarico che pare affermarsi, che penetra fra le fila dei "democratici". La paura è che figli o nipoti nell'Italia che verrà, avendolo assimilato fin nella culla, nulla sapranno e niente comprenderanno di altre culture, di legalità, giustizia, eguaglianza.
continua
Le vite degli altri, secondo Berlusconi e secondo me
post pubblicato in diario, il 11 febbraio 2011

Ormai sospettiamo di tutto e di tutti. Ho rivisto ieri in TVil bellissimo Le vite degli altri,emozionandomi come tempo fa al cinema. Ammetto di avere trovato sospetta questa proposta di RAI 2, comeSantoro  ad Annozero  del 10 scorso. I cattivi nel film sembranoessere i comunisti  e gli spioni dellaStasi che intercettano le vite degli altri. Sembrano quasi gli avversari di Berlusconi, no? Lui stesso infatti consospetto tempismo ha immediatamente suggerito l’analogia.

Come mai allora io, che, diciamo, non sono  esattamente un seguace del premier, mi sonocosì emozionato e commosso? Come mai mi sono sentito confortato nelle mie convinzioni?   Beh, anch’io ho pensato a Berlusconi. Solo nonlo ho proprio confrontato alla vittima e alle vittime del film così coinvolgente. Il  film è una denuncia spietata del clima oppressivo e conformista della Repubblica DemocraticaTedesca. L’oppressore però non è la magistratura: è il partito, è il governo.La Stasi è al servizio di un ministro debosciato,  non della magistratura che comunque immaginiamo non avesse grande autonomia dal partito e dal governo nella DDR. E' il ministro debosciato, avanti con gli anni, goffo nel suo amore frettoloso nell’auto pubblica, a disporre del corpo dell’attrice affascinante. Può disporre di quel corpo solo in ragione del suo potere di premiare e punire,promuovere o spegnere una carriera. E può disporre della Stasi quel ministro perché trovi una colpa nello  scrittore con cui non vuole più  condividere la donna. Può alla fine quel potere senza controlli corrompere anche l’anima della donna, dopo averne sequestrato il corpo, inducendola a tradire il compagno. Insomma, gli amici del premier avranno promosso il film per suggerire Berlusconi vittima. Ma io ho identificato Berlusconi nel ministro sporcaccione e prepotente. Gli altri italiani hanno visto un altro film? Io mi sono sentito sollecitato a difendere la nostra Costituzione, quella vera, non quella“materiale” ed eversiva del premier. Mi sono sentito sollecitato a difendere l’autonomia della magistratura contro il totalitarismo e il dispotismo dei governi. *Con ragionamenti conseguenti peraltro il tentativo dispotico in atto mi sembra assimilabile al modello cinese col partito unico (comunista? ) che amministra un capitalismo sfrenato ancor più che al modello DDR dove almeno era presente l’alibi della sicurezza sociale e dell’eguaglianza. Quando si dice eterogenesi dei fini! Chi ha proposto Levite degli altri in TV pensava ad un manifesto pro premier. Io proporrei il film al movimento delle donne che domenica 13 manifesterà contro la prepotenza del potere che riduce la donna a cosa e la corrompe.   

*Perciò, andando contro corrente, apprezzo come contributo alla chiarezza l’intenzione annunciata dal premier di far causa allo Stato.Forse contro le sue intenzioni, chiarisce almeno che Stato e governo sono cose diverse. Sembrava che il presidente del Consiglio si considerasse padrone dell’uno e dell’altro.

 P.S. Nel proibire la proiezione a Parla con me  dei minuti conclusivi del Caimano di Moretti gli amici del premier sono stati più bravi.In effetti  l’aggressione  della folla contro la magistratura che ha osato condannare il caimano ha il sapore di una profezia e quella guerra civile è l’asso nella manica di un premier disperato, la minaccia latente che tutti dobbiamo sentire. Non dobbiamo rappresentarla però e Moretti l’ha rappresentata rendendo il re nudo e noi un tantino più consapevoli. Un bravo di cuore a quelli che hanno tagliato la scena. La DDR è più vicina.


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permalink | inviato da salvatore1 il 11/2/2011 alle 22:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La riforma dell'articolo 41: il manifesto dei barbari
post pubblicato in diario, il 11 febbraio 2011

Articolo 41

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi incontrasto con l’utilità sociale o in modo da recar danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Il “progetto” di riforma costituzionale dell’art.41 dellaCostituzione è chiaramente un manifesto ideologico: una battaglia che si saperduta in partenza ma che serve a vincere la guerra della conquista dei cuori,insomma del consenso e della costruzione di un nuovo senso comune. La destra berlusconiana, non si è mai riconosciuta nella nostra Costituzione, sofferta come una bardatura in conflitto con l’investitura popolare del capo.  E’ la destra di quel tale che qualche anno fa all’esterrefatto Fausto Bertinotti che aveva parlato  dell’assassinio dei fratelli Cervi diceva con grande apertura: “Voglio proprio incontrare il papà di quei poveri ragazzi” mentre l’esterrefatto leader della sinistra gli suggeriva sommessamente: “Ma è morto trent’anni fa”. E’ una destra estranea alla Costituzione e alla Resistenza che ne è la radice. Già lo scorso anno esponenti del Pdl, Brunettain particolare, avevano lanciato messaggi “rivoluzionari” denunciando l’enfasi retorica ed arcaica della Carta costituzionale, financo nel suo art.1. Avevo preso sul serio quei messaggi, discutendone due volte sul mio blog, a gennaio e giugno dello scorso anno.

L’Istituto di ricerca Demopolis (l’abbiamo sentito lo scorso martedì 8 a Ballarò) segnala che solo il 5% degli italiani sa qualcosa dell’art. 41. Brutto dato che mi conforta in quanto mi capita spesso  di affermare: la priorità da assegnare in una riforma del sistema di istruzione alla conoscenza (vera, non quale sterile filastrocca) della nostra Costituzione.  Peraltro un episodio di mercoledì 9 a Otto e mezzo conferma che anche fra i più prestigiosi parlamentari la Carta non è proprio familiare. Cicchitto parla dei tre commi dell’art. 41. La "nostra" Finocchiaro lo corregge severa: “sono due i commi”. Cicchitto prova ad insistere, ma non è molto convinto e alla fine desiste. (Bel paradosso: proprio la volta in cui “the others”  hanno ragione battono in ritirata).

Nella dichiarazione/interrogazione presentata per il PD da Ceccanti ed altri (Ichino fra gli altri) si segnala nitidamente la strumentalità dell’operazione governativa. Provi a dire il governo in quali casi le liberalizzazioni che  dice di voler realizzare sarebbero state inibite dall’art. 41. E il PD incalza con 41proposte 

di liberalizzazioni. Io  magari, impegnando solo me stesso, annoterei con rammarico la – ahimè - insufficiente incidenza dell’articolo in questione nel prevenire danni “alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” o nell’indirizzare “a fini sociali” l’attività economica.  Come ricorda la dichiarazione/interrogazione del Pd, nell’art. 41 – e in tutta la Carta - si confrontarono e trovarono sintesi  le due grandi correnti della Costituzione, quella cattolica liberale e quella socialista  (il  Dc Taviani e il socialdemocratico Ruini, nella circostanza). E, mi pare voglia sottolineare il documento Pd, di fatto la prima corrente ha prevalso nelle interpretazioni . Sull’opportunità della semplificazione e sull’inopportunità di una riforma costituzionale argomenti sono nel pezzo di Nicola Rossi su Italia Futura.  Di segno diverso è il pezzo su L’Occidentale che propongo come esempio di un diverso sentire.

Si dice di voler spostare i controlli a posteriori (dopo che i buoi sono scappati?),consentendo l’avvio di impresa con procedure di autocertificazione. Ovvio  che lacci inutili inibiscano l’attività imprenditoriale. Va sottolineato però “inutili”. Il controllo preventivo su sicurezza e ambiente mi pare che poco abbia a che fare con le duplicazioni di funzioni, i troppi sportelli, le costose vischiosità notarili.

Su quale senso comune fa leva il governo? A quale bloccosociale strizza l’occhio? Il ritorno del discorso sul piano casa è un chiaro esempio. In un paese che già possiede una metratura media per abitante sproporzionata si ripropone cemento aggiuntivo. Si fanno così felici o si rassicurano gli imprenditori dell’edilizia e dell’abusivismo e i disperati delle periferie degradate e illegali. E’ l’ideologia velenosa del “lavoro comunque” che la crisi fa penetrare anche a sinistra. Se prevalesse bruceremo  foreste per fare uova al  tegamino, come nuovi barbari faremo del Colosseo una cava per  edificare discoteche e  sale di gioco. Ci troveremo impoveriti, immemori di essere stati abitanti del  paese  della bellezza e dei viaggiatori. Non con più occupazione ma con un’occupazione fondata più sulla manovalanza clandestina  e sempre meno sul lavoro qualificato.

1.    http://rossodemocratico.ilcannocchiale.it/2010/01/10/se_vincesse_brunetta.html

2.    http://rossodemocratico.ilcannocchiale.it/2010/06/18/lucchetti_e_la_nostra_vita_ill.html

3.    http://ceccanti.ilcannocchiale.it/2011/02/02/art41_governo_spieghi_quali_li.html

4.    http://beta.partitodemocratico.it/doc/203226/professioni.htm

5.    http://www.loccidentale.it/node/102175

6.    http://www.italiafutura.it/dettaglio/111202/una_scossa_ad_effetto_ritardato?utm_source=newsletter&utm_medium=email-dol&utm_content=link-nl&utm_campaign=liberiamo-imprese-201102010

 

Il giorno della memoria secondo l'insegnante fiorentina
post pubblicato in diario, il 30 gennaio 2011

Giovedì, 27 scorso, in un liceo artistico fiorentino una insegnante,  appartenente alla categoria, minoritaria e impagabile (direi letteralmente),  degli educatori, nell’occasione del  giorno della memoria, ha realizzato un“incidente” didattico.  Ha chiesto agli studenti di dichiarare al più presto residenza e nazionalità propria e dei  genitori. Motivo? Una circolare del Ministero della Pubblica Istruzione che imponeva di riservare ai fiorentini   - docenti e allievi – le scuole di Firenze.Per  rendere più credibile l’invenzione ha aggiunto che lei stessa si preparava a tornare per questo nella sua Emilia  Romagna. Sbigottimento, disperazione e lacrime soprattutto da parte dei giovani figli di immigrati. “Come faccio a tornare in Cina?”. Solidarietà, con qualche offerta di asilo, dai compagni fiorentini,  non dissimile da quella che “i giusti” espressero in altra epoca verso gli ebrei perseguitati.

Poi la rivelazione: non è vero; ma qualcosa di simile a questo e peggio di questo è successoin Italia, nel ’38,  con le leggirazziali.

Ho letto commenti giustamente elogiativi per l’invenzione delladocente. Io aggiungo solo due note che sono il risvolto preoccupante e tristedell’episodio.

La prima riguarda l’ignoranza degli studenti sulla nostra Carta Costituzionale.   Gli studenti hanno creduto che una circolare ministeriale potesse sovvertire i nostri principi costituzionali. Lo hanno potuto credere perché evidentemente non conoscono davvero la Costituzione. Avrebbero creduto all’insegnante se avesse rivelato che il  giorno dopo il sole sarebbe sorto con due ore di ritardo o che 2+2 avrebbe fatto 5? La Costituzione non dovrebbe essere  compresa  allo stesso modo? Questa è una lezione alla nostra scuola, alle sue priorità e alla sua efficacia.

La seconda osservazione contraddice apparentemente la prima e comunque è una sorta di attenuante per la credulità dei poveri  studenti. Con tutta probabilità solo 15 anni fa non sarebbe potuto accadere quello che è accaduto in quell’aula. Gli studenti non sarebbero caduti  nell’inganno. Dal ’94 la Costituzione non è cambiata. Non è cambiata la Costituzione “vera”, “formale”.  E’ cambiata però la Costituzione “materiale” che afferma  principi  diversi. Noi ci rassicuriamo dicendoci  che c’è una sola Costituzione, quella scritta dall’Assemblea Costituente  e proclamata nel ’48. I nostri giovani  però apprendono giorno dopo giorno che quel che conta è  “la volontà popolare”.  Apprendono che la “volontà popolare” ha voluto questo governo di cui è parte il  ministro della Pubblica Istruzione. Apprendono magari che v’è qualcuno,  criminale,sovversivo, comunista,  che vuole far contare un pezzo di  carta più del popolo.  Che qualcuno voleva proibire a liste della maggioranza di partecipare alle ultime elezioni regionali in Lazio e in Lombardia “solo” perché le firme dei presentatori erano false o presentate in ritardo. Qualcuno sente che le borse di studio in qualche parte del nordest  saranno riservate ai cittadini della regione. Etc. Etc.   

Nessuno insegna ai nostri ragazzi che la “volontà popolare” non è la volontà della semplice maggioranza dei cittadini né  tanto meno è la volontà del 30% o del 40%. Non lo insegna la scuola, non  lo ricorda   neanche l’opposizione, intimidita,  contro gli ideologhi  della Costituzione materiale. Di  quanti educatori come l’insegnante fiorentina avremmo bisogno? Beh, credo che li abbiamo. Qualcuno inservizio, confuso fra stanchi ripetitori. Li avremmo se volessimo/sapessimo   scovarli fra i precari spazzati via e impiegati nei call center  e nelle pizzerie. E’ un altro discorso però e non è fra le nostre priorità. 


Se vincesse Brunetta
post pubblicato in diario, il 10 gennaio 2010

L'ultima sortita del ministro Brunetta mi interessa perché segnala ancora una volta la capacità della destra di definire l'agenda politica, nonché i temi del dibattito culturale. Nella fattispecie cercherò di dire, con "provocazioni"  di segno opposto,  come, a mio avviso, proprio la carenza di iniziativa della sinistra, tendenzialmente attardata in una linea difensiva, abbia dato spazio e credibilità alle provocazioni della destra. 

Ebbene, afferma l'ultimo Brunetta, "stabilire che l'Italia é una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente niente" e continua, ricordando la genesi della Costituzione, nata in particolare dall'incontro fra istanze  cattoliche e marxiste, che la Carta "ignora temi e concetti fondamentali, come quelli del mercato, della concorrenza e del merito". Forse si sarebbe potuto liquidare Brunetta, utilizzando il suo stesso metodo, quello di replicare ad un argomento non già entrando nel merito, bensì squalificandone l'autore. Come, ad esempio, il ministro ha fatto recentemente con il compagno di partito Tremonti, ministro dell'Economia e però non economista, ma commercialista. Allo stesso modo gli si potrebbe dire "Taci. Sei un economista, non un costituzionalista". Ma appunto il metodo non é corretto e, se applicato, consegnerebbe al silenzio la stragrande maggioranza degli italiani che non é fatta nè di economisti, nè di giuristi-costituzionalisti, nè di filosofi. E questo, pensano i democratici é esiziale perché la verità non appartiene alla èlite degli specialisti che  é saggio sì consultare, senza per questo delegare loro soluzione alcuna. 

Aggiungo che a me la questione sembra appartenere alla storia ed alla filosofia (politica, ma anche del linguaggio) pù che al diritto o tanto meno all'economia. Mi sembra che Brunetta giochi con disinviltura confondendo significanti e significati. Mancano i concetti di mercato, concorrenza e merito? A me sembra che manchino al più quelle parole non quei concetti.

Art. 41 L'iniziativa economica privata é libera.

La Carta non sta parlando di mercato e concorrenza?

Art.36 il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro.....

La Carta non sta parlando di merito?

Art. 34 ....I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

Qui merito é presente nella Carta anche come significante.

Allora Brunetta probabilmente desidererebbe soltanto un linguaggio più aggiornato (magari da aggiornare periodicamente, a cura di una commissione di filosofi del linguaggio, semiologi e linguisti).

Ma veniamo alla prima parte del discorso. "Repubblica democratica fondata sul lavoro" non significa niente?  Volendo essere ragionevoli, potremmo convenire che la proposizione é alquanto vaga. Il punto però  é che il principio é finito con l'apparire sempre più vago proprio per non aver avuto concreta applicazione, come certe liturgie cui il fedele partecipi senza vera adesione e senza capirne il senso.

Se fosse chiaro, come ricordava Calamandrei   che "la Costituzione contiene in sè un programma politico concordato, diventato legge, che é obbligo realizzare",   i cittadini dovrebbero agitare quella Carta denunciando come illegali leggi ordinarie, provvedimenti, comportamenti che la violano.  

Detto diversamente, soprattutto  i partiti che al lavoro  e all'eguaglianza si ispirano (la sinistra, in sintesi)  dovrebbero, debbono pretendere ogni giorno l'osservanza di quei principi.

Mi aspetteri allora che siano  considerate e denunciate come incostituzionali situazioni cui si é abituati e cui non ci si dovrebbe mai abituare. Fermiamoci, per brevità, allo scandalo maggiore e più evidente rispetto alla promessa dell'art.1: la disoccupazione. Per vago  che possa essere  l'art.1, la disoccupazione, quella cronica diciamo per essere prudenti, non é coerente con quel  programma costituzionale. Non é coerente a maggior ragione con il secondo comma dell'art. 3 là dove si chiede che siano rimossi "gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."  Se imparassimo a considerare la disoccupazione  inaccettabile, anche alla luce della legge, la legge fondamentale, la Costituzione, dovremmo pretendere una soluzione. 

E le possibili soluzioni, tutte,  dovrebbero essere studiate a scuola. E quelle scelte dai partiti, secondo i loro orientamenti, dovrebbero essere presentate ed agitate davanti ai cittadini con priorità rispetto ai temi delle ronde, dei grembiulini o del processo breve.

A) Una soluzione sarebbe il comunismo, come lo abbiamo conosciuto. Ma, a parte che oggi sarebbe sgradita alla maggioranza dei cittadini, sarebbe in contraddizione con principi costituzionali quale l'art. 41 prima citato.

B) Altra soluzione sarebbe l'imponibile di manodopera, cioé l'obbligo per le imprese di assumere una quota di disoccupati di lunga durata, estendendo il principio per cui attualmente le imprese hanno l'obbligo di assumere quote di persone con ridotta capacità lavorativa. 

C) Il salario minimo garantito a tutela di inoccupati e disoccupati (tutti, da qualunque forma contrattuale provenienti ), misura compatibile anche con la soluzione B

D) Misure per una migliore valutazione delle competenze, sia al fine di contribuire all'orientamento dei giovani verso percorsi di studio e di carriera più coerenti con le loro risorse e con i bisogni sociali e del mercato (bilancio di competenze), sia al fine di offrire alle imprese una certificazione credibile delle competenze presenti nel mercato (valutazione delle competenze). Queste cose si fanno così episodicamente in italia che nè gli studenti nè i lavoratori se ne sono accorti. 

E) Generalizzazione del prestito di onore, a fronte degli oneri attesi per un percorso di studi o, se si vuole, per l'acquisto o l'affitto di un appartamento, oltre che per l'avvio di un'attività autonoma. Il prestito sarebbe  misura meno onerosa e più responsabilizzante rispetto ai sostegni vigenti (per pochi) a titolo gratuito (oltre che per le iniziative economiche, nella forma di borse di studio che, condizionate dal reddito, finiscono troppo spesso per privilegiare i figli degli evasori) .

F) Misure che rompino lo scambio clientelare per il quale l'impresa assume il meno capace perché recupera abbondantemente la diseconomia connessa alla rinuncia al più capace, acquisendo vantaggi e risorse improprie dallo sponsor politico o mafioso (il massiccio fenomeno di imponibile di manodopera oggi subito dalle imprese  e che non scandalizza i liberisti alla Brunetta).

Mi fermo qui, chiarendo che un governo di destra (sto parlando di una destra costituzionale ipotetica, non di Gasparri, Cicchitto o Brunetta) sperimenterebbe possibilmente le politiche meno direttive e più "liberali" proprie dei punti D, E, F, mentre la sinistra più facilmente guarderebbe ai punti B e C (se non A che non sarà mai o per molto tempo all'ordine del giorno...).

 Aggiungo una visione di un futuro possibile qualora  l'art. 1 venisse cancellato, magari  insieme al secondo comma dell'art. 3 e al secondo dell'art. 41, citato, dove si contempera libertà economica e socialità, affermando che la iniziativa economica privata "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana" (anche degli immigrati, ritengo, pur non presenti nella prospettiva dell'Assemblea costituente).

Se questi "pezzi" venissero abrogati, immagino  raduni e manifestazioni con la nuova, aggiornata Costituzione agitata dalle mani di grandi manager, grandi cantanti, piloti di formula , 1 costruttori, notai, etc.  più consapevoli dei loro interessi di quanto non siano oggi molti strati popolari. E immagino slogan del tipo "aliquota unica al 20%", "difendiamo la Costituzione : libertà per i capitali". E, per far massa, aggregando qualche scimunito, "non ci sono neri italiani". 

 

 

 

 

 

 

 

 

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