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La cugina del giudice
post pubblicato in diario, il 24 agosto 2012

Non ci sono altri clienti in farmacia. La farmacista prende in mano la mia carta sanitaria e fa un cenno alla mia origine siciliana. Lei è di Canicattì, molto lontano dalla mia Siracusa.  Parliamo di cannoli, di dove trovarli a Ostia o a Roma, somiglianti agli originali. Discutiamo anche della differenza fra cannoli dell'est e  dell'ovest.  Insomma le solite cose di cui parlano due siciliani che si incontrano. Dico qualcosa di Canicattì. Ne  ho un pessimo ricordo, per quel poco che l'ho vista, come di una città urbanisticamente sconvolta, senza forma. Ma questo non lo dico alla farmacista. Dico solo qualcosa sulla mafia locale, particolarmente feroce: la Stidda,  costola scissionista di Cosa nostra. Arrivano clienti. D'impulso faccio il nome di Cesare Livatino, il giudice ragazzino, massacrato il 21 settembre del '90 sulla strada che dalla sua Canicattì lo portava al tribunale di Agrigento dove prestava servizio. Lei ha un sobbalzo: "Era mio cugino  - dice - cugino di mia madre". I clienti aspettano. Ma non sembrano disturbati. Ascoltano. E la farmacista continua. Dice di quel  parente "ragazzino" così studioso, dalla carriera scolastica, universitaria e professionale brillantissima e veloce. Dice del suo impegno militante anche nella fede. Sì, ne so qualcosa.  L’essere  “laico”non mi impedisce di apprezzarlo. Mi chiede se so che è in corso una causa di beatificazione. Lo so. Fu avviata dopo che  Giovanni Paolo II  ebbe a chiamarlo  "martire della giustizia e quindi della fede". Mi chiede se so della piazza intitolata a Roma in onore del giudice. Non lo sapevo. Vivo da poco tempo a Roma, mi scuso.  Ci andrò.

Mi chiede se ho visto il film a lui dedicato. L'ho visto. Non ho mai letto il libro di Nando Dalla Chiesa invece, intitolato al “giudice ragazzino”.  Commento il significato sprezzante che aveva l'aggettivo "ragazzino"  in Cossiga che lo pronunciò, anche se poi negò di averlo attribuito a Livatino. Parlava in Cossiga la cattiva politica di quelli che conoscono il mondo com'è -dei compromessi e delle trattative - e non hanno sentore di un mondo diverso. Vado via,  salutando la farmacista e scansando la fila in attesa.

Perché ho raccontato questo incontro? Probabilmente per i sensi di colpa che tormentano i siciliani che, pur  ostili alla mafia,  si sentono colpevoli di non essersi spesi abbastanza. Che hanno vissuto in una terra di troppi eroi e troppi martiri, grazie ai quali però è  ancora pensabile di vivere in Sicilia.

Forse anche per altro.  Non è giusto sentirsi  colpevoli  per aver criticato un assassinato. Anche ai martiri in vita capita di aver torto.  Ma se ci facciamo beffa dell’impegno è diverso.  Molto diverso. Quando lo facciamo, ricordiamo i rischi di doverci  pentire dopo e di detestarci,  ad assassinio consumato.  

 


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permalink | inviato da salvatore1 il 24/8/2012 alle 9:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
The box, Cossiga, la responsabilità delle scelte
post pubblicato in diario, il 20 agosto 2010
Un film mi fa riflettere. La morte di un personaggio come Cossiga anche. Trovo legami, connessioni, e poi mi chiedo: li avrei trovati chiunque fosse morto e qualunque film avessi visto? E' una mia invenzione il nesso? Un mio bisogno o un bisogno degli uomini di dare compattezza e significato al mondo che incombe su di noi? Perché poi da The box, il film, a Cossiga la mente e la memoria snodano un filo nei ricordi di uno nato nel '43 e tutto appare avere un qualche senso. La responsabilità delle scelte e l'irresponsabilità di chi non sa di scegliere.
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Veruschka, chi viene dall'inferno e chi vi ritorna
post pubblicato in diario, il 26 aprile 2010
Passato il 25 aprile, alcune riflessioni. Un'intervista a Veruschka, mitica modella degli anni '60 e '70, ci ricorda tragedie sepolte e verità coperte da un velo ipocrita. Ci fa pensare che talvolta i governanti possono essere assai migliori dei governati. Ci induce a capire come la Resistenza, la partecipazione popolare alla liberazione, ci avesse liberati in Italia dall'inferno delle coscienze in cui invece precipitò la Germania del dopoguerra. E poi cogliamo i segnali del virus che sembra voler riportare noi italiani all'inferno cui il 25 aprile ci aveva sottratto.
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