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Beni culturali e spreco. Promemoria per Bondi e Brambilla
post pubblicato in diario, il 7 giugno 2010

                                                           Il marziano contro il pensiero pigro

Oggi, 7 giugno, il PD, promuove una giornata di lotta, con lo slogan "Portatori sani di cultura" per una nuova politica culturale. Cerco di dare un minimo contributo a partire dalla mia esperienza di marziano nel pianeta Lazio. La condizione di alieno consente infatti - ce l'ha insegnato Flaiano, ce l'ha insegnato Asimov - un punto di vista più creativo o, se volete, meno pigro. In tale condizione privilegiata mi sento da immigrato a Roma dopo una vita lavorativa in Sicilia. Voglio dire, parlando di beni culturali, che lo scempio siciliano, per abitudine, avevo smesso veramente di guardarlo. Eccomi allora a Roma. 
                                                          La scoperta del Lazio

Cominciamo, mia moglie e io, con il Natale di Roma. Sono attratto dall'evento Il testamento di Augusto che il Comune promuove presso il Clivo Argentario nella cornice dei Fori imperiali, il 19 aprile. Intanto l'evento inizia con quasi un'ora di ritardo e i turisti stranieri  guardano perplessi l'orologio. Minore  perplessità esprime una comitiva di studenti e docenti miei corregionali, siciliani, che si accampa sul selciato. Nessun annuncio, nessuna scusa. Inizia l'evento fra i sibili dell'amplificazione e il rumore di armature di latta. Gli attori del sedicente Gruppo Storico Romano temo siano quei   figuranti che si vestono da centurione o da matrona romana per proporti una foto ricordo o caratterizzare ritrovi e trattorie "tipiche". Non è facile cogliere in un interprete inconsapevole la stoica filosofia del governo come servizio nelle ultime parole di Augusto, tramandateci da Svetonio: "Se ho rappresentato bene la parte della mia vita, allora applauditemi". E i dubbi di Tiberio prima di accettare la successione diventano uno sketch alla Carlo Croccolo prima maniera. Non so se fosse questo il modello di cultura "popolare" che aveva in mente Alemanno quando criticava gli eventi veltroniani della cosiddetta cultura "radical chic". 

Entriamo in un bar a bere un caffè e a utilizzare la toilette. Il sapone liquido nel contenitore,  naturalmente non c’è, ma il turista giapponese accanto a me (è lui nella fattispecie il marziano) non se ne fa una ragione e cerca di aprire in qualche modo il contenitore. Io mi sostituisco, patriotticamente,  alle guide turistiche, al ministro Brambilla, all’Italia, facendo segno di no col capo e recitando sorpresa. "No, è vuoto. Come mai? Che strano!"  Ancora a proposito di toilette, turismo e anche pari opportunità, più tardi, presi da nostalgia per i non dimenticabili cannoli, ci rechiamo in un locale siciliano presso Termini. Qui - sorpresa! c'è il sapone. Però c'è una sola toilette bisex, assolutamente indecente. Direste che Il marziano vola basso, chiedendosi se questo non sia un limite alla mobilità femminile e alle pari opportunità?   

Passiamo  per il Colosseo e qualche tempo dopo ci diremo fortunati per non essere passati quando è caduto un cornicione. Leggo che il Colosseo costa 700.000 annui per custodia, restauri, etc. e incassa – mi pare – una ventina di milioni di euro per biglietti, a parte l’indotto. Ma che volete? Spiego al marziano che da qualche parte dobbiamo pur prendere il denaro per pagare i parassiti. Abbiamo ereditato da millenni di storia, dal genio di architetti, scultori e pittori  un patrimonio immenso – si stima il 75% dei Beni culturali censiti nel mondo – e noi lo consumiamo pezzo a pezzo. Non dobbiamo mica lasciarlo a qualcuno! A figli e nipoti lasciamo già il nostro colossale debito pubblico. 

Qualche giorno fa decidiamo di scoprire le bellezze naturali e monumentali  dell'area pontina da Sperlonga a Terracina. A Sperlonga il complesso costituito dal museo, dalla villa e dalla grotta di Tiberio è dotato da abbondante personale, non proprio stressato dalla fatica di  staccare ogni tanto un biglietto o sedere a vigilare il museo. La villa è ricoperta di erbacce e immondizie varie. La grotta, suggestiva nella penombra umida, per le acque marine che vi penetrano, conserva souvenir di plastica degli ultimi visitatori. Sarebbe un bel posto per meditare un po'. Però confina con una spiaggia libera e se anche si cerca di non guardare verso gli ombrelloni, non si può non ascoltare l'urlo di madri che inseguono pargoletti. 

A Terracina visitiamo il piccolo museo comunale, ricco di epigrafi,  e faccio il biglietto per visitare dopo un deposito di mosaici. Per  la visita siamo accompagnati dallo stesso bigliettaio/custode che deve lasciare senza presidio il museo. Naturalmente l'operatore, il brav'uomo  (non saprei quale qualifica attribuirgli) nulla sa dirmi né di epigrafi né di mosaici. Rifletto così sulla proposta di legge del PD - prima firmataria Madia - che propone in sostanza l'impiego di figure qualificate (archeologi, operatori beni culturali, demoetnoantropologi, archivisti) nella conservazione e fruizione dei beni culturali e propone altresì agenzie qualificate per la valutazione di quelle competenze. Mi sembrava poco e mi sembrava banale, ma evidentemente mi sbagliavo. 

Mi inerpico quindi verso il complesso di Giove Anxur (giovinetto). Del tempio resta quasi niente. Non ci sono né guide o custodi (impossibile spostare personale da Sperlonga a Terracina?)  né segnaletica esplicativa. In compenso diversi cartelloni con la scritta che il tempo ha sbiadito  SEGNALETICA IN ALLESTIMENTO. Nell'abbandono totale, nell'assenza di ogni custodia, fra erbacce, anche quì, che suggeriscono che tutto si può fare, non dovrebbe stupire (invece mia moglie, marziana, si arrabbia proprio)  di imbattersi, girato l'angolo, in un giovane della generazione iPod che tranquillamente fa pipì sul basamento del tempio prima di raggiungere papà e mamma e mangiare patatine sulla veranda da cui si ammira lo splendido paesaggio della vallata circostante.

                                                             La semplicità della ragione e la strategia delle toilette

So bene di dire cose risapute da tutti, tranne che dallo scandalizzato marziano. Consideratele divagazioni e premessa ad alcune domande. Quanto vale questo patrimonio su cui indifferentemente oriniamo? Di questi tempi si parla dei costi dell'evasione fiscale: 100 miliardi di euro l'anno, la stima. E di quelli della corruzione: 60 miliardi l'anno. E i costi di questa incuria? Come quantificare questo spreco? I miei umori radicalmente anticapitalisti mi ricordano che un'epidemia o un terremoto devastante  innalzano  il PIL, grazie al reddito che si produce per infermieri, medici, protezione civile e necrofori, oltre che per i costruttori della cricca. Allo stesso modo, mi pare, alzerebbe il PIL la liberalizzazione di prostituzione e droga. I beni culturali forse non altrettanto. O forse sì. Sì, perché sembra logico pensare quale impatto sul turismo in ingresso avrebbe una Italia che custodisse, proteggesse e valorizzasse i suoi tesori. Questo però non mi basta perché vorrei che stimassimo il valore del paesaggio e dei monumenti, al di là di un approccio mercantile. Quanto vale per noi visitare la grotta di Tiberio, senza essere disturbati da ombrelloni variopinti e bambini vocianti?

Ultima domanda. Abbiamo risorse umane assai consistenti che potrebbero occuparsi di questo. I nostri giovani laureati in archeologia, beni culturali, bibliotecnomia e restauro oggi sono mantenuti dai genitori per non fare nulla. O sono impiegati a pochi euro nei call center per fare cose, per così dire,  meno strategiche. Come mai non c'è un mercato che solleciti l'impiego di queste competenze? E se non c'è, perché non privilegiare una economia dell'offerta che utilizzi comunque queste risorse su commessa statuale? Immagino che la risposta berlusconiana, cioè del nuovo senso comune, cioè del pensiero "complicato", sia: "perché bisognerebbe aumentare le tasse; mettere le mani nelle tasche degli italiani". Con la logica del pensiero "complicato" si tagliano gli stipendi pubblici da 1500 euro invece di tassare le rendite o i capitali da milioni di euro. Per il pensiero "semplice" e marziano invece le tasse non sono "il male": l'importante è che siano pagate da tutti con criterio di progressività e  servano a offrirci beni collettivi che valgono. Che i consumi siano pubblici o privati non importa. Per il pensiero "complicato" l'economia si muove stimolando i consumi, comunque, sicché la Santanchè può inveire contro il giornalista che ha osato ironizzare sul suo Billionaire: "Lei è un cretino. Non sa quanto lavoro dia il Billionaire"  Per il pensiero "semplice" spreco è: la burocrazia, i consulenti fasulli, le griffe, i dieci cellulari in famiglia, i monumenti non restaurati, l'ambiente lasciato al degrado, l'intelligenza dei giovani che si spegne nell'ingresso tardivo al lavoro, l'esperienza degli anziani buttata via nel pensionamento precoce. Il  pensiero semplice e marziano, si chiede: "Come mai i romani, gli italiani,   preferiscono mantenere  lavavetri, venditori di fazzolettini, posteggiatori abusivi  e ambulanti che deturpano i marciapiedi delle città, invece di riconvertirli in un "esercito del lavoro" che ripulisca le loro città? Preferiscono l'estorsione quotidiana di 1 o 2 euro piuttosto che una tassa equivalente?" " Davvero, si chiede il marziano, gli italiani ragionano così, sono così stupidi?" Magari gli italiani dubitano che con le ricette semplici del marziano possa crescere  il PIL. Al marziano importa poco del PIL. Pensa che crescerebbero le cose che contano e non sappiamo misurare: il benessere psicofisico e la  bellezza che dà senso alla vita forse più dell'iPod, delle patatine fritte e dell'ebbrezza (???) del gratta e vinci.

                                                           Un consiglio a Bondi e a Brambilla

Per finire. Un consiglio, come promesso nel precedente post,  al ministro per i Beni culturali, Bondi, e alla ministra del Turismo,  Brambilla. Per favore, preoccupatevi di custodire e  farci godere la bellezza (o, se il concetto è troppo difficile, ormai, perché proprio del pensiero "semplice") di venderla almeno ai turisti questa bellezza, anche promuovendo la fruibilità delle pubbliche toilette (ma dispero, confesso, che il compito non vi appaia pedestre). Non avreste il tempo, vi assicuro, per  rompere i co...(per dirla alla Bersani) a Sabina Guzzanti.



*Non uso "complicato" come sinonimo di "complesso". Il pensiero "semplice" è l'anticamera del pensiero "complesso". Il pensiero "complesso" cerca di cogliere le contraddizioni della realtà, volendo sciogliere un gomitolo intricato. Il pensiero "complicato" arruffa il gomitolo e ne perde il filo, non proprio innocentemente. Giustifica così ad esempio il paradosso per cui i poveri debbano essere grati ai ricchi per il lusso che produce lavoro. Così la incredibile Santanchè in un talk show ad un giornalista che le appare irridente verso il Billionaire:" Lei è un cretino. Non sa quanto lavoro dà il Billionaire".  

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