il blog personale di Salvatore Venuleo Salomone, Napolitano, il PD ed il figlio conteso | rossodemocratico | rossodemocratico | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Salomone, Napolitano, il PD ed il figlio conteso
post pubblicato in diario, il 12 marzo 2010

     Nel dibattito in corso nel PD NetWork, a  parte le posizioni più estreme, vicine a  Di Pietro,  con l’ipotesi addirittura di impeachment verso il Presidente, la maggioranza dei post e dei commenti appare, più o meno sfumatamente, critica verso Napolitano. In effetti, la stessa sentenza del TAR sul listino PDL del Lazio, riferendosi al vulnus che il decreto governativo avrebbe prodotto alle prerogative della Regione circa la legge elettorale regionale, prefigura un giudizio di illegittimità costituzionale quando il decreto dovesse passare al vaglio della Suprema Corte.  Inoltre  appare, più che difficile, spericolato sostenere che il decreto, cambiando le regole in corso d’opera, potesse essere definito “interpretativo”. Qualcuno nel NetWork del PD ha sostenuto che Scalfaro e Ciampi non avrebbero firmato quel pasticcio portato dal governo alla firma di Napolitano. Pur riconoscendo una discreta continuità negli stili delle ultime tre Presidenze, è così, sicuramente,  per  Scalfaro, il più “spigoloso” ed il più inviso alla destra berlusconiana. Non meno geloso delle prerogative presidenziali è stato Ciampi, pur con un atteggiamento “persuasivo” e ad una pedagogia “nazionale”. Sua l’insistenza sui simboli dell’unità, sul  tricolore, sull’inno di  Mameli, etc.. Oggi,  l’ultimo  film di  Eastwood, Invictus, mi induce, mutatis mutandis, a confrontare Ciampi  con  Mandela che attorno alla bandiera di una squadra di rugby prova a riunificare un paese diviso. Sul polo della estrema prudenza o  moderazione, si può collocare  Napolitano che nondimeno – occorre ricordarlo – ha dovuto subire più volte gli attacchi degli “others”*  (vedi, per tutti, nel recente passato, le minacce di Gasparri per la firma negata durante il conflitto sul caso Englaro). Perché allora Napolitano ha firmato? Perché non ha considerato “manifestamente incostituzionale” il decreto "interpretativo”?  Per acquisire benemerenze nella destra? Per – mi perdoni, Presidente,  l’espediente dialettico – preparare un passaggio dall’altra parte?  No, naturalmente, per la storia dell’uomo così profondamente diversa da quella dei voltagabbana oggi nel libro paga del premier. No, ribadisco, rivolgendomi  ai pessimisti ad oltranza sulla natura umana,  almeno per motivi anagrafici. Ho avvertito empaticamente la solitudine dolorosa del Presidente in questi giorni. Dire “tirato per la giacca” è poco.  Si è avvertito, nell’imminenza del decreto, un clima che a me ha ricordato quello del ’64: quel “rumore di sciabole” che agli albori del centrosinistra fece fare un passo indietro a Nenni verso un programma di governo più sbiadito. Pesante ondata di minacce, al paese, più che a Napolitano, formulate dai neosquadristi, a partire da La Russa, vero ministro della Guerra (come si chiamava una volta la Difesa), che anche nei piccoli episodi si distingue, come l’altro giorno, picchiando coraggiosamente, attorniato da berlusconiani fedeli, un isolato giornalista free lance (o chiunque fosse).

  Nessun fenomeno storico si ripete in fotocopia nel tempo e nello spazio. Il peronismo non è identico al fascismo ed il fascismo non è identico al franchismo, al nazismo e neanche al berlusconismo. Però, se non vogliamo abolire le analogie da ogni nostro discorso, rinunciando ad apprezzare  le lezioni della storia, quello che stiamo subendo  possiamo e dobbiamo chiamarlo fascismo, nella sua accezione ampia. Sul web è circolato un brano da un diario del ‘45 di Elsa Morante che, con tutta evidenza,  pare parlare  di lui – Berlusconi – tranne capire alla fine che si parla invece  di Mussolini.** Non ci ricorda nulla il discorso del bivacco del duce, davanti al Parlamento?  “Io potevo fare di quest’aula sorda e  grigia un bivacco per i miei manipoli…” E ricordate certamente come si presentarano i gerarchi di Berlusconi all’inizio di questo ciclo storico. “Non faremo prigionieri” disse un delinquente che sarebbe divenuto addirittura ministro della Giustizia,*** se non stoppato energicamente da Scalfaro. Perché per “the others” l’Italia è un campo di battaglia. “The others”  sono antropologicamente inclini a bruciare i giardini della bella Italia, se presi dalla voglia di un uovo al tegamino.  Ricordate la storia di re Salomone e del figlio conteso da due donne? Il re, nell’impossibilità di dirimere la questione,  ordinò alla sua guardia di usare la spada per consegnare ad ognuna delle donne la metà del bambino. La madre vera però, atterrita,  urlò la sua rinuncia, accettando che il bimbo venisse consegnato all’altra donna. Re Salomone capì e il bambino fu affidato alla vera madre.  Insomma c’è oggi, per fortuna, una parte politica, spesso maldestra ed incerta per la complessità dei problemi che deve affrontare, ma comunque consapevole  che il giardino Italia è di tutti, anche delle generazioni future. Deve convincere faticosamente quelli che furono conquistati dal grande ammaliatore,  pur non essendo evasori fiscali, pur non essendo contigui alla mafia, pur essendo preoccupati per il futuro dei figli. Probabilmente Di Pietro (coraggiosamente? legalitariamente? cinicamente?) non avrebbe mai accettato di consegnare il bambino alla madre impostora. E forse Salomone avrebbe fermato la spada e gli avrebbe affidato il bambino. Forse no. Ma Napolitano e la maggior parte dei democratici (con i loro molti difetti) non amano le lacerazioni, non appartengono al partito dell’azzardo, pronto a cambiare casacca, in caso di sconfitta. Hanno vissuto o studiato la storia. Sanno - e vorrei lo sapessero i giovani democratici - che al biennio rosso dell'occupazione delle fabbriche (1919-1920) seguì, nutrito da un diciannovismo caratterizzato da gran voglia "rivoluzionaria" di menare le mani, il fascismo. Comprendono il significato della svolta di Berlinguer verso il compromesso storico (l'idea di un governo sostenuto da una larga maggioranza), dopo la lezione amara del golpe cileno del '73 contro un governo di sinistra minoritario. 

 Napolitano, dopo la sofferta firma al decreto “interpretativo”,  incassa il ringraziamento sincero della signora formigoniana in buona fede, insieme ai  complimenti ipocriti degli“others”. Ed il PD continua a lavorare come può a sfilare dalla maggioranza la destra “pulita” e costituzionale di Fini e di Granata, come già avvenuto con il centro di Casini. Per uscire dall’incubo di questi anni, verso un confronto fra una sinistra e una destra normale, magari dopo che Salomone gli avrà affidato l’Italia, ammaccata, ma comunque intera.

  

* Così chiamo “gli altri”, “gli alieni”, “i barbari”, estranei alla cultura costituzionale e delle regole.

 ** Elsa Morante, Opere, Milano, 1988, vol. 1, pp. L-lI

*** Comunque fu nominato ministro della Difesa. Per dire dei limiti che anche l'inflessibile Scalfaro dovette porsi. 

 

Sfoglia febbraio        aprile
calendario
cerca