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Se Squinzi irrita lo spread
post pubblicato in diario, il 11 luglio 2012
Squinzi parla di macelleria sociale e Monti replica che così il presidente di Confindustria fa salire lo spread.  Non sono sicuro di sapere chi abbia ragione. Non so soprattutto se lo spread sia così “delicato” e sensibile da impennarsi per ogni opinione espressa. Ma francamente il mio timore è che Monti possa avere ragione.  Mi chiedo però:  a cosa  è servita la decennale polemica democratica contro l’uso disinvolto dell’argomento “disfattismo” per mettere a tacere gli oppositori? Ho dato un’occhiata ai repertori storici dalla prima guerra mondiale al fascismo e ai dati dei condannati,  penalmente o solo moralmente, colpevoli  di avere indebolito le difese nazionali davanti al nemico. Ho ricordato le polemiche frequenti dell’ultimo governo contro l’opposizione (anti-italiana, anti-patriottica si sarebbe detto nel ventennio)  che suggeriva un copione ostile alla stampa straniera. Ho scoperto poi che il nostro codice penale prevede il reato di disfattismo – anche economico – sia pur solo in tempo di guerra. L’Unità ha avuto un titolo efficace e ironico: “Taci, lo spread ti ascolta”.   L’ironia però non serve che a esorcizzare il problema.  Se convenissimo che una dichiarazione più o meno autorevole irrita lo spread assai più delle chiacchere da bar degli innocui cittadini, che faremmo? Daremmo ragione a Mussolini? Sposeremmo le ragioni dell’autoritarismo?  Penso che noi ci illudiamo di poter   conciliare le ragioni dell’economia con  quelle della democrazia o almeno della libertà di espressione. Se non saggio, coraggioso sarebbe prendere atto del conflitto e scegliere:  lo spread e l’economia o la democrazia. Io sceglierei la democrazia,  scommettendo (sperando) che dalla democrazia discenda una nuova economia prima o dopo il disastro atteso. Perché questo avvenga servirebbe – credo – che le ragioni della democrazia sostanziale integrassero le garanzie della democrazia liberale. Questo vuol dire “semplicemente” che l’opinione di tale Squinzi pesi, conti, sia visibile e ascoltata come quella di tale Rossi e di tale Bianchi.  Utopia? Sì, certo. Benaltrismo? No, per niente. Infatti senza remore, in attesa della democrazia impossibile (la libertà di tutti, scelgo la libertà di Squinzi.
Tremonti, Marchionne, i minatori imprigionati e il magnate generoso
post pubblicato in diario, il 29 agosto 2010
Mi ispiro, con angoscia claustrofobica, al supplizio che stanno subendo i coraggiosi minatori di San Jose in Cile, intrappolati sottoterra in attesa di una liberazione che arriverà (se arriverà) fra 3/4 mesi. E cerco di ragionare sulle speculazioni dei "filantropi" che l'evento mediatico sollecita. "Speculo" anch'io: su quelle speculazioni e su altro, nella convinzione di una diffusa complicità, in cui mi sento coinvolto, che si estende fino a noi, piccoli consumatori dell'oro delle miniere cilene, in un sistema sociale inaccettabile.
continua
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