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L'economia reale del pensionato
post pubblicato in diario, il 3 dicembre 2011
Carissimo presidente,  la ringrazio per aver voluto ascoltare fra le parti sociali anche la voce dei pensionati. La sorprenderò perché vengo asottoporle,  a loro nome,  una proposta di tagli massicci alle pensioni.Possiamo discutere dei particolari, ma in sintesi i pensionati ritengono che sia accettabile un taglio netto, chiaro e visibile alle loro pensioni.  Non l’imbroglio del blocco degli adeguamenti Istat. Diciamo un taglio del 30% , almeno a partire dalle pensioni di 1.500euro. Un po’ di più oltre, meno per le pensioni inferiori,  nulla sotto i 1000 euro.  Siamo abbastanza generosi? Non è una offerta senza contrapartita naturalmente. Adesso le elenco le nostre ragionevoli contropartite.

La prima è che il governo assuma il punto di vista del lavoro come valore e come unico valore reale dell’economia.  Se assumerà questo puntodi vista, ovvio, banale, costituzionale,  ma dimenticato,  alcune conseguenze verranno da sole. E noi pensionati recupereremo presto il 30% che avremo inizialmente sacrificato. Non facciamo ideologia. Pare che si debba rassicurare su questo. Credo significhi soprattutto che non si pretenda  il socialismo o cose  simili. Non lo pretendiamo, purché si realizzino quelle poche cose concrete che chiediamo  Diciamo che è ragionevole, magari opinabile e oggetto di conflitto, ma comunque ragionevole  che Stato o imprese private cerchino di retribuire al minimo il lavoro. Non è assolutamente ragionevole che piuttosto che mettere al lavoro, si preferisca mantenere nell’inattività  retribuita  giovani dotati di intelligenza, competenze ed energia o anche giovani non particolarmente competenti, ma capaci di  cuocere un uovo al tegamino. Non è neanche ragionevole e immagino che produca decrescita  (sennò l’economia degli economisti sarebbe una cavolata) far cuocere l’uovo al tegamino al giovane che potrebbe contribuire a sconfiggere il cancro e dare un ruolo di ricercatore a un tale che più efficacemente potrebbe cuocere l’uovo al tegamino. Non è ragionevole che ci vantiamo di avere un tasso di disoccupazione inferiore alla media europea,  non preoccupandoci dell’assai più vasta platea di cittadini inattivi che hanno smesso di cercare lavoro e di studiare e se ne stanno a casa a farsi angariare dai mariti o nelle sale di videogiochi odi scommesse a spendere il  salario di genitori e nonni. Non è ragionevole che sia sprecata l’intelligenza e l’energia ndei “giovani” anziani, non incentivando la permanenza nel lavoro, magari part-time. Non è ragionevole che oggi non si chiami  al lavoro il  pensionato ozioso  nei giardinetti, verificando cosa possa fare utilmente. Molti pensionati di medio-alta cultura  – le assicuro – assisterebbero volentieri  adolescenti e giovani in spazi di doposcuola. Altri  starebbero bene nelle mense scolastiche o aziendali.  I più giovani e in forma fisica libererebbero volentieri  i tombini delle foglie perprevenire  i prossimi allagamenti o sarebbero  felici di rimboscare le colline prevenendo le prossime frane fatali. Forse lo farebbero gratis. Ma paghiamo loro 200 euro mensili per un lavoro part- time e li faremo esplodere di felicità. Non mi dica che sarebbero soldi sprecati. Significherebbe che l’economia non è una cosa seria. Ci sono erbacce che imbruttiscono  migliaia di siti archeologici  e ci sono toilette sporche o senza sapone che rendono sgradevole il soggiorno dei turisti e la mobilità. Rimediare a questo è banale?  Ma non è assurdo che il paese più bello del mondo non sia il primo paese visitato da turisti? Non è assurdo che questo paese mostri metro insozzate e fatiscenti con ragazzini viziati e superdotati di aggeggi elettronici, in mano, nelle orecchie, forse nel naso, stravaccati, indolenti,  sulle sedie. Non è opportuno mettere al lavoro questi poveri ragazzi  per redimerli dal rimbecillimento? Non è opportuno riportare a scuola i loro genitori per imparare il mestiere dipadre  o di madre? Che significaveramente, presidente, l’espressione “non c’è lavoro”? A noi sembra che ci sia un sacco da fare e lavoro per tutti e che anzi sia urgente cancellare per questo i finti lavori, talvolta anche super-retribuiti. C’è da cancellare metà degli uffici che producono carte e tre quarti dei consigli di amministrazione (forse di più, forse tutti) in cui personale politico, parapolitico e parassita acquisisce reddito a spese  di chilavora.

Se i pensionati si dimostrano disponibili a un contributo massiccio per ripianare il debito e mettere al lavoro gli inattivi, sarà facile per lei chiedere sacrifici analoghi ad altre categorie.  Esistono gli strumenti per combattere l’evasione. Li applichi e intanto lavoriamo insieme a un nuovo senso comune che produrrà anche una nuova giustizia. L’evasione non è cosa meno grave di unarapina a mano armata. La si punisca allo stesso modo.

E si punisca  allo stesso modo la corruzione. E si smettadi oltraggiare la povertà e la bellezza con l’esibizione sciocca di panfili eville che deturpano il paesaggio.

Se tutti saranno chiamati asacrifici analoghi ai nostri, ci saranno risorse per abbattere la tassazionesulle imprese e sul lavoro. Se risulteranno impraticabili i favori, moltiimprenditori saranno costretti a occuparsi di interpretare la domanda, adacquisire le migliori tecnologie e le migliori competenze. Riesce a immaginarele energie liberate dalla nuova consapevolezza che lo studio e il meritosaranno premiati? Diventeremmo quel che sarebbe naturale essere: il paese piùricco del mondo, grazie alle eredità straordinarie ricevute dalla storia cheimmeritevolmente abbiamo alle spalle, noi nani sulle spalle di giganti.

In cambio del nostro piccolosacrificio chiediamo certezze per i nostri figli e nipoti. Che siano aiutati daqualcuno, competente (i raccomandati li pensiamo estinti),  nelle scelte di carriera. Che, quandodisoccupati,  entrino in un compartopubblico che proponga mix di formazione, ri-orientamento e lavoro cosiddettosocialmente utile. Che in tale fase ci siano operatori esperti capaci diindividuare e proporre talenti alle imprese.  Che comunque tutti  ricevano sempre un salario minimo sociale,equilibrato per non indurre alla inattività. Che sia generalizzato il prestitod’onore per lo studio,  per l’avvio diun’attività imprenditoriale,  per metteresu casa e famiglia. 

Infine le propongo di avviare unarivoluzione culturale. E’ tempo di avere il coraggio di pensare l’impensabile. Nonè scontato, anche con le nostre proposte, che la vita degli anziani, sempre più lunga, diventi una vita bella davivere.  A maggior ragione se questeproposte non fossero accolte, restituendo i pensionati alla vita produttiva esociale. Si tratta semplicemente di lavorare al superamento del tabu dellamorte. Un giorno forse capiremo tutti che non ha scopo prolungare con la vecchiaia  una lunga dolorosa agonia. Ha pensato,presidente,  quali incredibili economiesi realizzerebbero  se  tutti i pensionati in un colpo  solo ponessero  fine alle loro  inutili vite e le loropensioni fossero acquisite dallo Stato? Abbatteremmo il debito pubblico edaremmo nuovo .decisivo slancio all’economia. Auspicando, si intende, che nonsi torni ai  vizi  della vecchia economia, quella che ci hainsegnato che il lusso e lo spreco producono domanda, lavoro e sviluppo. 


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permalink | inviato da salvatore1 il 3/12/2011 alle 20:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Gli indignados e i loro nemici
post pubblicato in diario, il 23 maggio 2011

Stèfane Hessel con il suo best seller “Indignatevi” ha chiaramente ispirato il movimento dei giovani spagnoli Indignados. Li ho incontrati in Plaza de Catalunya  nella mia breve vacanza a Barcellona e li ho ascoltati e fotografati, alla meno peggio, nei miei cinque giorni di soggiorno. Ero in compagnia di un amico che mastica un po’ di spagnolo, ma il catalano è tutt’altra lingua sicché spero di non aver equivocato le parole ascoltate  e lette sui loro manifesti.  Che dire? Giovani difficilmente distinguibili dai giovani italiani incontrati nelle nostre piazze nelle proteste contro la riforma universitaria o contro il precariato come assenza di futuro. Colorati e fantasiosi come loro, forse un tantino più arrabbiati.Hanno messo a dura prova governo e istituzioni, divisi sulla possibilità di proibire le manifestazioni e i presidi permanenti che hanno investito le maggiori città spagnole, nell’imminenza di un voto amministrativo in cui sono vietate manifestazioni politiche o di partito (su questa ambiguità si giocava il contenzioso giuridico).  Ero in mezzo a loro il 20  sera quando scadeva una sorta di ultimatum e non so proprio come si sarebbe potuto sciogliere quel blocco  compatto di migliaia di giovani che riempiva Plaza de Catalunya: per farmi largo e orientarmi verso un’uscita sono rimasto stremato.

I giovani spagnoli scontano un tasso di disoccupazione (40%) addirittura molto più elevato di quello già enorme italiano (30%).  Però,come mi diceva  il dotto edicolante catalano che mi forniva la Repubblica e mi parlava di Togliatti e Berlinguer,  forse quella  percentuale, più che in Italia, comprende masse di giovani lavoratori in “nero”. Anche in Spagna i giovani vivono l’incertezza assoluta sul proprio futuro. Anche lì scarsa correlazione fra studio e lavoro e scarsa considerazione per merito e giustizia.

Il modello della protesta è la primavera araba, col mito non violento del suicida di Piazza Tahir. Le anime sono multiformi: avverse alla privatizzazione dell’università, avverse all’informazione di parte, avverse al nucleare, avverse alla finanza, avverse al Fondo Monetario, avverse alla Casa reale, avverse ai partiti e in particolare ai partiti maggiori. Quando il primo giorno ho chiesto prudentemente  a una ragazza che presidiava  un gazebo a quale partito o movimento esistente si sentissero vicini ho ricevuto una reazione “indignata”. A nessuno, a nessuno!   Su un giornale catalano ho decifrato l’analisi di una studentessa protagonista del movimento, che appariva più ragionevole: “Non compriamo un cd con l’album musicale, scegliamo melodia per melodia”.

Difficile capire le proposte nei dettagli. Il più concreto è il salario di cittadinanza.   Ma sono gli spunti dialettici che esibiscono le contraddizioni di una democrazia “formale” ciò che trovo più  interessante. Questo, ad esempio: “Non abbiamo eletto i banchieri. Allora perché comandano loro”? Non per nulla il movimento del   “15M” (dalla data di maggio del suo esordio) ha come parola d’ordine “Democracia Real, Ya” (Democrazia reale, subito).  Conosciamo quel subito che segnala il rifiuto delle mediazioni della politica, l'impazienza nello slogan del movimento delle donne il 13 febbraio "Se non ora, quando?"  O "Il nostro tempo è adesso" del 9 aprile.  Democrazia reale (o sostanziale) è quella  promessa nella nostra Costituzione nell’articolo 3, secondo comma, che dopo l’affermazione dell’eguaglianza giuridica (formale) chiede alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono l’effettiva partecipazione dei cittadini o che nell’articolo 4  chiede che sia effettivo il diritto al lavoro.  Promesse radicali e disattese di una Costituzione disarmata.

Mi chiedo se fra gli indignados  la critica alla finanza,  accompagnata al silenzio sull’industria e sugli industriali, non sia  espressione di ingenuità giovanile ovvero di un pensiero ingenuo che rispetta  quello che si tocca – l’industria – e non comprende l’immateriale e la finanza (opera del diavolo?)  E poi si noti il dilemma sul voto. Sostenere il partito socialista meno ostile al movimento ma considerato responsabile del disastro economico o i conservatori del partito popolare? Nessuno dei due. Non si vota nessuno oppure, in una visione di un bipolarismo fatto di avversari complici - – variante originale – si votano i partiti minori meno responsabili del disastro.

Vincerà il movimento? Cosa otterrà? Non credo che basterà sloggiare la Casa reale o abbattere i costi della politica o tassare la finanza perché sia offerto un futuro ai giovani. E non so se la creatività giovanile potrà essere soddisfatta da progetti  di pragmatico compromesso fra istanze di sviluppo e di sicurezza nel segno della flexsecurity.  “Se non ci farete sognare, non vi faremo dormire” minacciano gli indignados.  Se non si tratta di mero esercizio espressivo,  ragionando  sul significato di “Democrazia reale”, credo che il movimento si imbatterà  in un’utopia chiamata“socialismo”. Potranno  analizzare il significato delle sue sconfitte e immaginare varianti, potranno cambiargli nome, ma lì arriveranno. Oppure torneranno indietro. 

 

 

Rapporto sul pianeta Terra
post pubblicato in diario, il 18 marzo 2011

Capo Provvisorio,  la mia missione è finita. Ho trascorso due giorni nel pianeta Terra. Nel primo ho guardato e ascoltato un po’ qua, un po’ là. Nel secondo mi sono concentrato sull’Italia, una penisola  immersa nel Mediterraneo  che ho scelto perché mi è sembrata rappresentativa di tutta la Terra.

Il riassunto che ti faccio è in una parola sola: spreco.

Lo spreco delle donne. Sulla Terra hanno una strampalata organizzazione sociale. All’inizio si comportavano più sensatamente. Le donne,essendo meno dotate di muscoli, erano esentate dalla caccia. Si occupavano dei piccoli che difendevano e nutrivano,  in grotte e capanne. Ma oggi anche sulla Terra non servono più i muscoli. Gli uomini non se ne sono accorti, mi pare, e continuano a relegare le donne nei compiti meno importanti. Ne sprecano l’intelligenza e la voglia di fare che oggi, dopo secoli  di lotte, le donne hanno sviluppato.  In Italia, Capo Provvisorio,  quasi la metà delle donne lavorano solo in famiglia, come nella preistoria. Quando poi lavorano fuori casa sommano un lavoro all’altro. Non ho capito bene perché subiscano questo dagli uomini dicui continuano ad innamorarsi. Forse in questo non sono molto intelligenti.

Lo spreco dei giovani. Benché abbiano sterminati bisogni insoddisfatti,  gli umani non fanno lavorare i giovani.  Molti giovani passano il tempo  studiando cose  per  le quali non hanno nessuno interesse. Entrano annoiati e tristi a scuola e sono contenti solo quando ne escono: così naturalmente non riescono ad imparare nulla. Certo, è strano: fanno studiare loro cose che poi non useranno né nel lavoro né nella vita. Non so spiegarlo, Capo  Provvisorio, ma tanti studiano ragioneria e poi fanno gli operatori ecologici o i vigili urbani; altri studiano ingegneria e poi lavorano nei call center.  Dicono che i giovani  acquisiscono comunque una “cultura generale”.Io non me ne sono accorto. Credo che con la “cultura generale”cerchino di giustificare l’anarchia e l’incapacità di  elaborare progetti  educativi sensati. Perché non insegnano direttamente questa “cultura generale” invece che sperare che venga acquisita inconsapevolmente studiando ingegneria o ragioneria? Potrebbero insegnare ai giovani come il corpo si deteriori nei riti alcolici degli happy  hour o delle discoteche in cui fingono di divertirsi  o potrebbero insegnare come funziona lo Stato.   I figli dei ricchi frequentano  scuole private che costano tanto  per essere autorizzati a non studiare. E’ una cosa strana: prendono così più facilmente, senza sforzo, un pezzo di carta che  si chiama diploma, che sembra sia apprezzato anche se non significa niente.In ogni caso i ricchi sono quasi sempre figli di ricchi, soprattutto in Italia. Non hanno bisogno di essere competenti e utili al prossimo per essere ricchi.  

Lo spreco degli anziani. Gli umani lavorano solo per un terzo della vita: cominciano a lavorare tardi e finiscono presto, qualche volta non fanno in tempo ad imparare davvero un mestiere che vanno in pensione. Gli anziani passano giornate interminabili davanti alla TV o giocando a carte e rimpiangendo la giovinezza. A volte possiedono mestieri e saperi che scompariranno con la loro morte: li insegnerebbero anche gratis o in cambio di un abbonamento al teatro  o di un sorriso se qualcuno li volesse imparare.   Adesso in Italia molti sono terrorizzati perché il governo vuole che il malato vicino alla fine possa essere imprigionato  in un letto fra tubi che gli entrano in gola e nel naso ed essere  alimentato. Dicono che non è giusto che muoia quando voglia: deve prima soffrire.  Forse succede solo in Italia perché il governo dice che così vuole un Grande Capo Non Provvisorio che sta in cielo. Non so come il governo faccia a sapere cosa voglia il Grande Capo Non Provvisorio,  vista la limitatezza delle loro tecnologie di comunicazione.

Lo spreco della vita e del pianeta. Il problema principale secondo i terrestri  è  la mancanza di lavoro. Esattamente il contrario che da noi. Noi ci lamentiamo se dobbiamo ancora lavorare cinque minuti ogni tanto. Lì è il contrario, quando si entra nell’età lavorativa, tutti si danno da fare,  imprecano, si fanno raccomandare per trovare un posto. Perché non lavorando non potrebbero nutrirsi né far nulla. La disperazione di chi non trova lavoro diventa spettacolo televisivo. Ho visto una trasmissione, “Il contratto”, in cui i capi dell’azienda scelgono il più bravo fra alcuni concorrenti. Quello conquista un lavoro “ a tempo indeterminato”  che è una cosa rara e  bellissima per gli umani. Chi vince piange di felicità. Chi perde piange per la disperazione.  Gli spettatori si appassionano e pare che così le aziende facciano pubblicità e che questo crei nuovo lavoro. Si inventano lavori strani: continuano a fare gonne e pantaloni che buttano via appena indossati;  così dicono che si crea altro lavoro. Fanno case per chi ne ha già sette o otto e che non abiterà mai. Più riempiono la terra di  rifiuti più dicono che aumenta il Prodotto Interno Lordo, cioè la ricchezza e quindi –dicono – lo sviluppo e l’occupazione. Hanno inventato centrali nucleari per avere più energia e produrre oggetti che diventeranno immondizia. Ogni tanto qualcuna si guasta. Muoiono migliaia di uomini e forse un giorno moriranno tutti. Ma loro dicono che questo è il prezzo da pagare per la civiltà. Qualcuno dice anche che questi disastri – guerre, terremoti, fusioni del nucleo nelle centrali nucleari -  fanno crescere il PIL perché stimolano la produzione. Per la verità, dopo un terremoto in una città dell’Italia, so che alcuni che pensavano di poter  ricostruire le case abbattute ridevano contenti. Gli umani si sono indignati. Non capisco perché. E’ normale che qualcuno rida in un sistema in cui la fortuna degli uni dipende dalle disgrazie degli altri. Anche quelli che seppelliscono i morti sono contenti  quando c’è una catastrofe.Eppure nel tempo alcuni uomini saggi avevano capito qualcosa.Duemilacinquecento anni fa  in un posto che si chiamava Atene avevano capito la democrazia e avevano inventato l’ostracismo affinché nessun uomo fosse troppo importante e i capi fossero provvisori come da noi. Ora invece in tutta la terra i capi possono essere  capi per sempre o per  venti , trenta, quaranta anni e quando si cerca di sostituirli resistono fino a provocare stragi. Gli umani avevano inventato un’organizzazione sociale razionale che somiglia molto alla nostra. La chiamavano socialismo. Ma  hanno guastato anche quella. Ora l’hanno buttata via e non se ne può neanche parlare. Perché gli uomini spesso buttano via il bambino con l’acqua sporca.

Capo Provvisorio, per me sono semplicemente pazzi, tutti pazzi. Tu fra poco lascerai la tua carica. Sono contento per te. Chiederò  al tuo successore che non mi faccia tornare laggiù.


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permalink | inviato da salvatore1 il 18/3/2011 alle 20:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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