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La barbarie della disoccupazione: in memoria di Sergio Marra
post pubblicato in diario, il 2 febbraio 2010
Sono arrabbiatissimo. Un operaio bergamasco di 36 anni, Sergio Marra - fra poco dimenticheremo il suo nome - si è tolto la vita dandosi fuoco. Non lavorava alla Fiat. Lavorava alla Elgi Color Plast di Ciserano. A metà dello scorso anno l'azienda lo mette in Cassa integrazione, quindi la crisi definitiva e il fallimento. Sergio tenta inutilmente di trovare un nuovo lavoro. Niente. Solitudini e depressione, quindi la decisione di lasciare per sempre un mondo inospitale e incomprensibile.
 
Termini Imerese e Alcoa sono sulle prime pagine da settimane. Migliaia di lavoratori hanno bloccato strade, sono saliti sui tetti ed hanno affrontato il gelo. Probabilmente ce la faranno. Conserveranno il posto di lavoro. Grazie al loro sacrificio. Grazie al governo che non può non tener conto dell'impatto mediatico e può esercitare pressioni, del tipo: rinuncia ai licenziamenti o niente incentivi. Grazie ai giovani della Giovane Italia del Pdl o di quelli di Casa Pound scatenati contro la Fiat che delocalizza in Polonia (tanto i suicidi polacchi non riguardano la destra sociale e nazionale). E poi se non si è contro qualcuno (Fiat, polacchi, immigrati) come si fa ad aggregare giovani che vogliono menare le mani?  Grazie al Papa che l'altro ieri all'Angelus, davanti ai lavoratori in lotta, ha chiesto "Fare tutto il possibile per salvare, con grande senso di responsabilità, i posti di lavoro in pericolo e far crescere l'occupazione nelle aree in crisi, in particolare in realtà difficili come Termini Imerese e Portovesme". Sono arrabbiato anche con il Papa con cui -pare - non si può essere arrabbiati. Faccio queste considerazioni.
 
I lavoratori che, grazie a se stessi, al governo, ai giovani di Casa Pound,  ad Annozero e al Papa, salveranno il posto di lavoro saranno migliaia. Nel frattempo però un numero 10, 100 volte superiore di lavoratori di piccole e piccolissime imprese, subordinati ed autonomi, sta perdendo lavoro e reddito. Molti disperano di poter trovare una nuova occasione: perché nel loro territorio non ci sono occasioni, perché non hanno le competenze giuste per reimpiegarsi in altro settore, perché non hanno le amicizie giuste, perché non sanno come cercare lavoro o amicizie, perché non c'è nessuno che li guidi, perché non ci sono i servizi per l'impiego, o, se ci sono, sono fatti quasi sempre con raccomandati o sono invisibili, cioè praticamente non ci sono.
 
Poi c'è la disoccupazione dei precari, dei giovani che, alla fine di un contratto, restano senza lavoro e senza indennità alcuna e, se donne, e, se incinte, non hanno sostegno neanche per questo (naturalmente essendo i governanti rigorosamente antiabortisti, difensori della vita e della famiglia e tutti deprecando il decremento demografico italiano e molti lamentandosi perché gli immigrati sostituiscono i figli che non facciamo).
 
Ma, insomma, davvero dobbiamo dare per scontata una disoccupazione senza protezioni (sostegno generalizzato al reddito, consulenza al reinserimento o allo stress da "fallimento personale")?Possiamo limitarci ad auspicare che cresca l'occupazione? Possiamo compiacerci se i disoccupati sono due  milioni e non tre, mentre il tasso di occupazione è il più basso d'Europa per la rinuncia di molti a cercare lavoro e per la crescita del lavoro nero e senza tutele?
 
Mentre abbozzavo questo post, ieri sera alla 7, Otto e mezzo mi toccava positivamente per il titolo del servizio: "Morire di disoccupazione". Finalmente, pensavo, la Gruber farà parlare di Sergio Morra e degli invisibili. Macché! Dopo pochi secondi di omaggio al povero Sergio, si è parlato di Termini Imerese, di incentivi sì o incentivi no, di delocalizzazione sì o delocalizzazione no, e, inevitabilmente, Bonanni ha polemizzato con l'assente Epifani su non so cosa.
 
Sarò di cattivo umore, ma penso che un solo Sergio Marra è troppo. Penso e voglio che un giorno i nipoti guardino con esterefatto stupore a questa preistoria, a questa barbarie che abbiamo accettato - cittadini, governo e Papa. Un abbraccio alla famiglia di Sergio.
 
 
 
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