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I morti come clave
post pubblicato in diario, il 27 luglio 2012

No, non mi è piaciuto il comunicato di condoglianzedel nostro Presidente in occasione dell’improvvisa scomparsa del consigliereD’Ambrosio. Non mi è piaciuto che sia stato connotato da risentimenti econtestazioni verso chi aveva contestato lo stile del consigliere intercettatocon Mancino implorante aiuto. Ho seguito, formulando nella mia testa giudizi prudenti sul significatodell’iniziativa di Napolitano, il ricorso del Presidente a un giudizio dilegittimità in materia di intercettazioni che lo hanno riguardato. Ho volutocredere alla sua buona fede.  RiguardoD’Ambrosio non ho elementi per contestare il valore dell’uomo, certificato dalsuo curriculum. Però.. Però mi è apparso non apprezzabile  la disponibilità del magistrato verso lelagnanze dell’ex ministro dell’Interno. Mi mancava, come a tutti, tranne cheagli inquirenti, il tono del dialogo, tante volte più significativo delleparole. Il tono poteva essere di annoiata condiscendenza, come spesso verso ipostulanti o magari  di attivacondiscendenza. Ho pensato che con Mancino D’Ambrosio, intercedente,  e forselo stesso  Napolitano  potessero avere avuto quell’atteggiamento –come dire ? – vanitoso del potente cui viene chiesto aiuto. “Ci penso io”,“Vediamo cosa si può fare”. Il normale atteggiamento, nazionale, forse non solonazionale, del potente corteggiato. L’atteggiamento che il ventennio del “ghepensi mi” ha ulteriormente legittimato. Nondimeno il comunicato di Napolitano dopol’improvvisa  morte per infarto del suoconsigliere è un’altra cosa.   E’possibile, certo, che gli attacchi subiti siano stati determinanti e fatali perun cuore malato. Così come è possibile che il no di una banca sia determinantenel suicidio di un imprenditore.  O chelo stress dei ritmi della fabbrica sia determinante nell’incidente d’auto mortaledi un operaio uscito dal lavoro. O forse erano determinanti le litigate con lamoglie? Diciamo che tutti gli italiani corrono rischi nel lavoro e nella vitadi ogni giorno. E producono rischi agli altri. Non può essere la morte ilgiudice. La morte non fa eventualmente giusto l’ingiusto. Lo rende solomeritevole di compassione. Napolitano – purtroppo- mi ha fatto pensareall’orrida strumentalizzazione della destra berlusconiana (non a caso accorsain difesa del Presidente). Mi ha fatto pensare in particolare a quel taleministro del welfare, di nome Sacconi, vero campione della strumentalizzazionedella morte. Ricordate? In tempi non lontani, quando cominciava a entrare incrisi l’apparato ideologico della riforma berlusconiana del mercato del lavoro,l’assassinio di  Biagi era l’unicoargomento di Sacconi. Si presentavano al ministro dati drammaticisull’incremento del precariato. La sinistra per inciso cercava di distinguere Biagie il suo Libro bianco dalla riforma del centrodestra che si diceva ispirata alLibro bianco del giuslavorista assassinato. Erano sempre prudenti, sulladifensiva, allora gli interlocutori di Sacconi nei tanti talk show in cui sireplicò il copione. Alla prima osservazione, alle odiose statistiche Sacconi,paonazzo replicava: “vergona, non avete rispetto neanche per i morti”, conpoche variazioni sul tema.  Oggi, perriferire solo una voce dal centrodestra, quella dell’esponente più  sgradevole di tutti,  la caricatura di Crudelia Demom, dobbiamo leggere“I pm hanno fatto un altro morto. Fermiamoli".     

Napolitano non ha detto così. Ma, Presidente, non avrei maipensato che potesse sfiorarmi il pensiero di paragonarla  a Sacconi e Santanché.  Mi dispiace. 

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