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La generazione sfruttata a Presadiretta
post pubblicato in diario, il 5 ottobre 2011

Non so se chi ha visto domenica scorsa la puntata di Presadiretta  dedicata alla “Gioventù sfruttata” ha provato sentimenti simili ai miei. Penso di sì.  I miei sono stati: incredulità, indignazione, collera,  prostrazione, impotenza.  Racconto quel che ho visto per chi ha perso la puntata che ovviamente potrà recuperare via internet.  Spero  poi che si sappia arrivare a qualche utile conclusione.

Il gruppo dei giornalisti coordinati da Roberto Iacona ha intervistato il mondo variegato dei giovani precari. I giovani intervistati, laureati o diplomati, erano impegnati  in rapporti di lavoro  penalizzanti  e con assoluta incoerenza fra forma contrattuale e natura della prestazione lavorativa:  partite iva e stage, soprattutto.  Abbiamo visto e ascoltato giovani archeologi – prevalentemente  archeologhe – di fatto al servizio di  “società archeologiche”,  con partita iva e un faticoso e delicato lavoro fra gli scavi, denunciare retribuzioni di 400 o 500 euro, meno della metà dei manovali che, con contratti meno “atipici”,  lavoravano al loro fianco.  Nessuno ha detto, come si sarebbe detto  una volta: “ A saperlo non avrei perso tempo a studiare”.  Forse per pudore, forse per rassegnazione, forse per rispetto del lavoro altrui, forse addirittura, mi vien da pensare, perché ci sente, oltre che sfruttati,  gratificati per  il fatto di svolgere un lavoro voluto e ricco di significato.

Comunque questa è l’attenzione che il  paese che ha ereditato, ovviamente senza merito,  il più grande patrimonio monumentale, artistico e culturale dell’umanità dedica a chi questo patrimonio dovrebbe mettere alla luce,  interpretare e custodire.

Gli architetti ascoltati nel servizio stavano peggio. Erano stagisti  senza remunerazione eppur quasi  compiaciuti di lavorare accanto al grande Fuksas. Il quale non aveva  però parole incoraggianti. Tendenti a zero secondo lui le opportunità degli architetti italiani  di vivere di architettura. Più ragionevole riciclarsi  nei   call center o nei bar o, se dotati di un minimo di risorse familiari, fare i ristoratori. Questo del resto già avviene.

I giornalisti, praticamente quasi tutti i giornalisti, sono precari e pagati fra 15 e 30 euro a servizio (spese comprese).  Molti e molte arrotondano  come babysitter  o simili. Coraggiosamente Iacona chiariva che i suoi collaboratori non facevano eccezione. Free lance e partite iva anche loro.  

I diplomati visti a Presadiretta  stavano anche peggio. Assai peggio i pochi rimasti a lavorare in Blockbuster. Licenziati i dipendenti con contratto  di lavoro a tempo determinato, i sostituti  aprono il negozio al mattino, lavorano tutto il giorno e chiudono a sera.  Sono stagisti retribuiti con pochi euro di rimborso.  Tutti, laureati e diplomati, ricattati: meglio questo che niente, meglio questo quasi niente che comunque tiene aperto un lumicino di speranza.  

Poi il confronto con l’ariosa Barcellona. Lì i giovani italiani fuggiti dall’Italia delle amicizie e dei favori sembravano aver trovato l’Eden.  I dipendenti tutti  “regolari”  a tempo indeterminato, alcuni in breve assurti a ruoli dirigenti;  altri diventati imprenditori  di successo, con supporto efficace della burocrazia, etc. Certo, alcuni conti non mi tornano.  La Spagna ha un tasso di disoccupazione ufficiale assai più alto di quello italiano ed è il paese che ha avviato sulla spinta della disoccupazione  giovanile la stagione degli indignados.  Ho voluto escludere una selezione spregiudicata  degli intervistati operata da Iacona. E allora? L’unica risposta che mi è rimasta è che i giovani italiani in fuga siano più brillanti e competenti  dei coetanei  spagnoli e che la Spagna pur nell’emergenza finanziaria e occupazionale, meno malata dell’Italia, sia ancora interessata a riconoscere e valorizzare la competenza.  70.000 giovani ogni anno lasciano l’Italia che li ha nutriti e istruiti, come se questo paese spendesse  senza investire, disinteressato o incapace di recuperare quanto speso.  E’  possibile questa follia? Qualcosa mi sfugge. Cosa?



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permalink | inviato da salvatore1 il 5/10/2011 alle 17:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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