il blog personale di Salvatore Venuleo Lucchetti e la nostra vita illegale, stupida, malata | rossodemocratico | rossodemocratico | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Lucchetti e la nostra vita illegale, stupida, malata
post pubblicato in diario, il 18 giugno 2010

Una bella prova del nostro cinema l’ultimo film di Daniele  Lucchetti, La nostra vita,   che ha consegnato a Elio Germanio il premio per il migliore attore a Cannes. Si potrebbe definire  la storia di una discesa nella illegalità. Oppure della normalità dell’illegalità. Il protagonista, giovane intraprendente muratore,  ha una vita soddisfacente, felice forse, con due figli da crescere ed educare ed una moglie da amare con intensa passione. La morte per parto della moglie gli consegnerà, con un terzo figlio, una motivazione verso una nuova “normalità”. L’uomo coglie un'occasione di rivincita nella scoperta di un incidente mortale sul lavoro di un rumeno,  irregolare come tanti, italiani e stranieri, che edificano le nuove periferie romane.  Normale. I costi si mantengono così nella giungla della concorrenza. Con il lavoro nero, con misure di sicurezza minime e con l’evasione fiscale. Lavorare nella legalità significherebbe semplicemente il fallimento e il tradimento verso i propri figli. La denuncia dell’incidente nel cantiere  sarebbe una rovina anche per quanti vi lavorano.  Normale anche presentare all’imprenditore il prezzo del silenzio, insomma il ricatto. Normale ottenere così un subappalto e farsi imprenditore a sua volta. Normale ottenere un prestito usuraio per avviare l'attività. Normale per il giovane vedovo affidare i figli alla custodia dell’usuraio-spacciatore-magnaccia, un Luca Zingaretti in cui affarismo e “amicizia” si intrecciano senza apparente contraddizione, ed alla sua compagna prostituta. Normale e forte la solidarietà della famiglia, una sorella “materna”, ed un fratello generoso e sempliciotto (una buona prova di Raul Bova)  che nella villetta (per modo di dire) realizzata nel litorale romano imbruttito dall’ abusivismo ha trovato una personale realizzazione. Normale infine, nel momento del successo,  girare con i figli per il Centro Commerciale, cuore della vita sociale della nuova Italia, acquistando compulsivamente regali, paccottiglia elettronica, per poter credere di remunerare in qualche modo bambini inconsapevoli. In questo efficace  manifesto del familismo amorale è normale sprecare così il proprio talento. Normale vivere con euforia, ma  senza gioia. Normale non scorgere alternative davanti a sé. Normale in questa Italia illegale, stupida, malata.

Oggi il film appare "innocentemente" polemico verso  la riforma costituzionale relativa in particolare all'art.41 che si è cominciata a "minacciare" qualche settimana dopo l'uscita del film. A maggior ragione appare uno sberleffo preventivo alle ragioni di tale riforma che vorrebbe - dicono - liberare l'impresa dai pesi della burocrazia, esaltando la responsabilità dell'imprenditore con controlli solo a posteriori. La nostra vita in effetti scorre senza ombra di poliziotti o di ispettori; non è la legge che fa paura; non è la legge che punisce. Caso mai la criminalità usuraia. Diciamo che per Lucchetti l'art. 41 è stato già riformato.

Sfoglia maggio        luglio
calendario
cerca