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Il prete molesto e il pre-giudizio
post pubblicato in diario, il 23 gennaio 2010
Rossodemocratico ha rivisto la puntata delle Iene dello scorso 13 gennaio nello spazio dedicato al sacerdote di una parrocchia napoletana. Il prete aveva fama di guaritore e però... In precedenti puntate le Iene avevano verificato voci pervenute di molestie sessuali, con il solito metodo. Due "complici" avevano  assunto a turno il ruolo di ragazza sofferente per incontrare il parroco mentre telecamere nascoste registravano  gli strumenti utilizzati per guarirle. Il video e l'audio non lasciano ragionevoli dubbi. La terapia passa per strusciamenti,  palpazioni al seno e al ventre sempre più insistiti sì che una "complice" è costretta a simulare "padre, si fermi, ho il ciclo...". Le Iene completano l'indagine con una intervista ad una paziente "vera" e con numerose testimonianze ricevute per email. L'istruttoria possiamo quindi credere  abbia avuto per tutti i telespettatori un esito inequivocabile. A maggior ragione, sapendo dei riscontri della  Curia napoletana conclusi con l' allontanamento del parroco verso l'esilio in un convento laziale. Potremmo chiuderla qui, al più con l'osservazione ovvia sulle inutili sofferenze che il prescritto celibato dei preti produce su vittime di molestie, più facilmente bambini, oltre che sui sacerdoti stessi. Ma c'è altro. Le  Iene tornano in parrocchia per intervistare, prima del suo allontanamento, il parroco e, successivamente, nella puntata del 13 gennaio, davanti alla chiesa per incontrare i parrocchiani. La prima intervista suggerisce, con una scontata e patetica  discolpa, la possibilità di trovarsi di fronte ad uno degli ennesimi casi di autoinganno. Forse il molestatore è convinto di non essere tale. L'essere umano si vuole molto bene e grande  è la forza della nostra mente...

L'incontro con i fedeli conferma - senza forse - a livello di massa, lo stesso fenomeno. Le Iene sono aggredite con invettive da stadio. Qualcuno fra i parrocchiani abbozza una spiegazione. E' un imbroglio televisivo. La TV è capace di tutto. Oppure: il parroco è vittima delle ragazze; "e femmene so' così ". Le ragazze "palpeggiate" - è una vecchia storia, no? - sono le sole colpevoli.

I più "colti" provano ad argomentare la loro difesa. Le ragazze che hanno sollevato il caso avrebbero dovuto manifestare immediatamente al parroco  il loro imbarazzo, se non erano convinte della natura della terapia subita. Un altro parrocchiano,  per così dire più "ragionevole",  argomenta diversamente. Ma insomma, non è successo poi nulla di così grave. Perdoniamo tanta gente. Perché non  possiamo perdonare il sacerdote? Ha fatto tanto bene. 

Insomma, nei fedeli c'è un invincibile  pre-giudizio favorevole verso il povero parroco. Qualunque cosa si racconti, qualsiasi cosa possano vedere, sullo schermo, o magari, domani, nella realtà tridimensionale, questa non potrebbe modificare e tanto meno rovesciare il giudizio acquisito e radicato.   

Due giorni dopo l'angosciante visione, su la Repubblica del 15 gennaio leggiamo un commento di Federico Rampini al saggio, appena edito in Usa, di Cass Sunstein " On rumors" (dicerie, voci, pettegolezzi) che analizza le forme e gli strumenti con cui una voce si stabilizza e si consolida. Nella realtà americana: la religione islamica di Obama, da lui non confessata per opportunismo politico. Nei paesi islamici, ma anche in altri profondamente antiamericani; l'11 settembre come una congiura del Pentagono.  L'universo online non ci rende necessariamente più informati. Possiamo usare la rete per isolarci in tante "camere acustiche" , ognuna delle quali é frequentata da comunità che hanno gli stessi valori, la stessa visione del mondo, i medesimi pregiudizi. In ognuna di queste camere acustiche è irrilevante l'eventuale accumulazione di prove che smentiscano una convinzione: sulla santità di un sacerdote ad esempio, o sulla dedizione allo Stato di un politico o sul suo disinteresse personale. "Ma lui è ricco di suo" si obietta "non ha bisogno di far soldi con la politica" o - variante - "anche se ha trattenuto qualcosa per sé,  che sarà mai? Lo fanno tutti, almeno lui ha fatto anche qualcosa di buono per gli altri". Se ci viene da pensate ai sostenitori di Craxi e di Berlusconi, oltre che al sostenitore del parroco, pensiamo correttamente, pur dovendo ammettere che con questa chiarezza tesi siffatte sono sostenute più dalla gente comune che dai protagonisti dei talk-show.   

Nel cosiddetto "esperimento del Colorado" descritto da Sunstein si dimostrava che in due gruppi chiamati a confrontarsi su un tema, alla fine del dibattito i moderati dei due schieramenti si spostavano verso le posizioni estreme in ossequio alla "catena del conformismo"  (è l'espressione di Sunstein) che radicalizza voci, pregiudizi e avversioni in una logica "bipolare". *

Insomma Rampini (o Sunstein) ci ha aiutato a capire l'angoscia provata davanti alla rivolta dei parrocchiani, come per un senso di assoluta impotenza a comunicare ad altre "camere acustiche" una realtà per noi fin troppo evidente. 

Non crediamo sia diverso l'effetto che i lucidi teoremi di Travaglio, dimostrati ad Annozero, hanno sui fedeli dell'altra Chiesa: meno che nulla. 

E così per le puntuali diagnosi dei dotti ospiti di Ballarò che Bondi, il ministro dei Beni culturali (?!), può disinvoltamente beffeggiare. E lo stesse sarebbe per i blog del Cannocchiale, se mai altri, esterni alla comunità li leggesse. Malgrado la pluralità di voci, nessuna di queste arriva alle orecchie e tanto meno al cuore degli "altri". .. 

Nella scarsa, mediocre o discreta interattività, con Annozero, Ballarò ed il Cannocchiale restiamo entro la nostra "camera acustica". Vi si può stare con la capacità di capire, di mettersi in discussione, di modificare il proprio punto di vista, ma poi bisogna trovare - per quanti hanno passione politica ovvero vogliono cambiare almeno un po' il mondo - un canale di comunicazione con le altre "parrocchie". 

La TV che foggia lentamente e profondamente le credenze ed i valori (non Ballarò, non Annozero, ma la De Filippi - ed epigoni - e le rubriche dell'oroscopo) è da tempo nelle mani degli "others". Così non è (ancora) la scuola dove alcuni docenti  hanno - nonostante tutto - la capacità di insegnare le sfumature e la complessità della realtà.   Così non è la rete, Così non è l'anticamera del  dentista o il negozio del parrucchiere. Lì si può combattere per le ragioni della democrazia, senza faziosità: combattendo la battaglia contro i pre-giudizi.   



* La nostra allusione al lessico della politica attuale è, naturalmente, del tutto intenzionale.

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